Penso che gli italiani, molto più di altri popoli, possano raccontare fino in fondo cosa significhi emigrazione. Lasciare la propria terra in cerca di futuro, per essere trattati da animali da soma, discriminati, maltrattati laddove la speranza di affrancarsi dalla povertà si trasformava in un orribile incubo.
Puzzano, rubano, si uniscono solo tra di loro era il modo di concepire i nostri poveri emigrati al di là dell’oceano.
Noi italiani abbiano navigato come topi nei tuguri più reconditi delle navi oceaniche, in cerca di un lavoro per poter inviare i soldi alle famiglie, che restavano nella loro amata terra.
Noi italiani siamo stati trattati come cani in Europa, pezzenti senza dignità soltanto perché poveri in cerca di lavoro.
I 136 minatori morti a Marcinelle, ma anche i 171 deceduti a Monongah e i 146 uccisi a Dawson, raccontano una storia tremenda di discriminazioni, fatica e morte in nome di un futuro da costruire al di là di ogni sofferenza.
Noi italiani siamo stati capaci di essere razzisti con noi stessi, quando la Fiat ed altre industrie del nord erano il più ambito dei posti di lavoro e per sfuggire dalla fame migliaia di giovani dal sud lasciavano le proprie famiglie per costruire il proprio futuro al nord. Dal sole splendente alle uggiose giornate oppresse dalla triste nebbia del nord.
Solo poco tempo fa, – adesso si cerca di far dimenticare -, leader di partiti nordisti definivano terroni puzzolenti gli abitanti di Napoli, in un’oscena rappresentazione social della peggiore politica nostrana.
Noi sulla nostra pelle sappiamo cosa significa emigrazione, cosa significa abbandonare la propria famiglia, i propri affetti in cerca di un futuro senza miseria.
Fa parte del nostro passato, della nostra cultura, del nostro immenso patrimonio di esperienze costruito nel corso di una storia millenaria.
Ricordiamoci cosa siamo stati e cosa siamo adesso, prima di scrivere o parlare del dramma di migliaia migranti africani, molti dei quali sopravvissuti a fame, sete, torture.
Ricordiamoci quello che abbiamo sofferto, ciò che ci hanno detto, come ci hanno descritto prima di scrivere o parlare in modo spregiativo dei nuovi disperati di questo mondo.
Cerchiamo di ricordare sempre che la storia si ripete, anche se sovente cambiano i protagonisti, ma non è scontato che non possa tristemente ricominciare, vedi i possenti cambiamenti climatici, anche da noi.

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