Conoscere per non dimenticare, ciò che può accadere di nuovo.

Quando penso ai miei giorni sereni di scuola alla Ugo Foscolo a Roma, mi tornano in mente immagini in bianco e nero di uomini, donne e bambini portati via con la violenza per essere deportati nei campi di concentramento nazisti.
In un luogo meraviglioso stretto tra il Portico d’Ottavia, abbracciato dalle vestigia dell’imponente Teatro di Marcello, Via Arenula e Lungo Tevere si è consumata una tragedia che sarà difficile dimenticare, anzi, non dovrà mai essere dimenticata.
Esseri umani sterminati per un credo religioso o politico senza distinzioni tra grandi e piccoli, giovani e anziani, uomini e donne.
Milleduecentocinquantanove persone, delle quali seicentottantanove donne, trecentossessantatre uomini e duecentosette bambini il 16 ottobre del 1943 furono portati via dal Ghetto Ebraico di Roma dai macellai nazisti, supportati dai tirapiedi fascisti.
Dopo una prima “selezione” milleventitre furono deportati al campo di sterminio di Auschwitz e soltanto sedici di loro sopravvissero. L’aggressione qualche giorno fa di un bimbo ebreo di dodici anni da parte di due bambine coetanee, dimostra quanto ancora sia lunga la strada per espungere dalla nostra vita atteggiamenti razzisti, discriminatori e la violenza che, nel passato, hanno portato alle immense tragedie della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah.
Un impegno culturale, morale, etico e politico che determinerà anche il modello di società all’interno della quale cresceranno i nostri figli.
La conoscenza è una priorità che non può essere sottovalutata, soprattutto, se si considera che l’antisemitismo affonda le sue radici in epoche lontanissime ed è il frutto della più totale ignoranza e della superstizione, elementi sui quali si basano fascismo e nazismo.
Il nazismo non è una ideologia ma un crimine; il fascismo non è un’ideologia ma un crimine, così come ogni forma di discriminazione e di razzismo non possono trovare ospitalità in una società matura e moderna.
Non possono esistere perplessità in merito, non è giustificata l’indifferenza.
Passeggiare nei pressi della sinagoga di Roma, sentire il profumo dei ristorantini, guardare estasiati i resti stupefacenti di una civiltà immensa come quella romana e sentire, poco più in là, il rumore del Tevere che abbraccia l’isola Tiberina sotto l’austero sguardo dell’antichissimo ponte Fabricio, rimanda alle bellezze infinite della città eterna che, delicatamente, copre con i colori dell’inverno una storia fatta di sofferenze e violenza.
Sento quei bambini giocare felici per le vie del ghetto.
Piccole figure che, come me, tirando i calci a un pallone, evitavano di inciampare sui resti del grande teatro romano, sognando un futuro che per loro non è mai arrivato.
Per questo non dobbiamo dimenticare il terribile dramma della Shoah; per questo dobbiamo curare la nostra splendida libertà, riconquistata dopo venti anni di ignobile e vile dittatura fascista; per tutto questo dobbiamo combattere culturalmente l’indifferenza e ogni forma di discriminazione e razzismo, per assicurare a noi e ai nostri figli quel futuro strappato con la violenza a milioni di persone deportate nei campi di sterminio nazisti.
Io non dimentico, io voglio conoscere.
Non riesco e non voglio obliare il dramma della Shoah, ma provo a raccontare, fornendo un piccolo contributo alla costruzione di un domani migliore, dove ogni donna e uomo si sentano liberi e senza paure.


“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”

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