La macchina del fango al tempo della pandemia…

“È facile dire stai a casa quando hai lo stipendio”.
Gira sui social questa frase e, sinceramente, faccio fatica a comprenderne il senso.
È un momento difficile.
L’unica strada che abbiamo per evitare il contagio è restare lontani, ormai politicamente accettata anche da chi, per mesi, ci ha ammorbato con slogan al limite della stupidità come “riapriamo tutto”, “no alla dittatura sanitaria”.
Nonostante ciò, ancora girano certi post surreali. Chi non ha lo stipendio deve essere autorizzato a uscire e magari prendersi la Covid?
Dobbiamo togliere lo stipendio a chi continua a percepirlo?
Questi ultimi non possono fare appelli al rispetto delle prescrizioni anti pandemia?
So bene che i ristori non saranno sufficienti a coprire le perdite, che gli ammortizzatori sociali non sono la soluzione ma il nemico resta la pandemia che sta mettendo in ginocchio il pianeta.
Tutti siamo stanchi, i bambini sono esausti così come gli anziani privati dei loro affetti.
Per ripartire non è che vi siano alternative al lockdown.
Dobbiamo azzerare i contagi e l’unico modo, ancora di più in un Paese che fa fatica a rispettare le regole, è evitare i contatti.
Questo anno di pandemia ha dimostrato che non vi sono alternative alle chiusure e chi ha scelto altre strade lo ha pagato caro.
Per questo mi chiedo che senso abbia scrivere e polemizzare su chi ha la fortuna di avere uno stipendio.
Io sono uno di questi e penso di avere il diritto di pretendere che tutti rispettino le regole.
Nessuno mi ha mai regalato alcunché, perciò penso di poter rivendicare il mio diritto alla salute, alla sicurezza, ovviamente, sostenendo nell’ambito delle mie competenze e funzioni, le battaglie affinché nessuno resti indietro.
Non è il momento di dividerci; chi diffonde questi “slogan” lo fa per creare costantemente situazioni di tensione.
La macchina del fango sui social è sempre in funzione, sta a noi, con la nostra intelligenza, renderla innocua.
Due sono i veri nemici da combattere senza sosta: “La pandemia e l’ignoranza”.

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