Non sono fascista, però…

Le parole hanno un peso, per cui non si possono fare certe affermazioni e poi dire l’esatto contrario per convenienza. Discorso a parte per quelle scritte che restano indelebili, prove inconfutabili nel caso di ripensamenti di comodo.
Mi riferisco in particolare a chi si ritiene fascista e poi s’indigna se qualcuno glielo ricorda, tanto da arrivare a minacciare azioni giudiziarie a tutela della propria onorabilità.
Un fascista è uno che crede in una “dottrina” antidemocratica, razzista, guerrafondaia. Non ci sono adesioni diverse. Se ti definisci fascista sei un antidemocratico.
Ora, il fascismo lo ha condannato la storia, ma ancora c’è chi vorrebbe un mondo dominato da questa ideologia spazzatura, che in Italia è costata un disastro senza precedenti tra sofferenze, perdita della libertà, sconfitte militari su tutti i fronti e umiliazioni. Un regime imbelle, corrotto da cima a piedi, con un livello mai visto di clientelismo e familismo. Un regime divenuto razzista, dall’inizio inefficiente, che ha fatto della propaganda e della censura le armi con le quali è riuscito a raccontare di improbabili treni in orario, grandi risultati sul piano sociale e vittorie militari mai verificatesi.
Il fascismo ha umiliato l’Italia, piegandosi ai voleri del criminale nazista, contribuendo a mandare a morte migliaia di italiani nei campi di sterminio.
Insomma, riassumendo, il fascismo è stato questo: pestaggi, omicidi fallimenti, umiliazioni, sconfitte. Un regime illiberale via via diventato sempre più una feroce e tragica parodia di se stesso.
Ora, non condannare questo pattume, anzi, definirlo in termini positivi e sperare in un suo ritorno, significa essere “fascisti”, quindi, illiberali, razzisti e violenti. Non capisco chi si scandalizza perché, definitosi fascista o vicino a quell’ideologia (sic!), viene criticato aspramente da coloro i quali, nel rispetto della nostra Carta Costituzionale, frutto della resistenza al fascismo, vedono in tali soggetti un pericolo per la nostra libertà. Come dice qualcuno, è facile essere fascisti in democrazia, sarebbe impossibile esprimersi in quanto democratici in un regime fascista.
Una volta fui minacciato di essere querelato perché definii fascisti quelli di Casa Pound, eppure, nel loro documento politico, tra la confusione che regnava in quel testo rabberciato, si diceva che il movimento della tartaruga aspirava a “un’Italia….. Gentiliniana, Pavoliniana, Mussoliniana”.
E’ vero che il capitano, l’ex-ministro verde del “Papeete”, ha avuto l’insolenza di definirsi erede dei valori di Enrico Berlinguer, ma se uno che aspira a un’Italia pavoliniana e mussoliniana non è fascista siamo al corto circuito storico e culturale.
O meglio alle comiche.
Sarebbe bello, invece, che questi nostalgici, patetici e pericolosi, si definissero liberamente per quel che sono. Amanti delle rune e degli slogan da babbei, sventolano bandiere con simboli rielaborati per nascondere croci uncinate e fasci romani. Un potpourri infantile e nello stesso tempo inquietante, perché ti fa domandare quanta materia grigia vi sia dietro quei simboli rispetto alla violenza che esprimono nelle strade e nelle piazze.
Un politico che non condanna questa paccottiglia rozza e violenta è egli stesso parte di tale ciarpame. Il fascismo ha provocato danni incalcolabili all’Italia, per la sua criminale arroganza ma anche per la sua incapacità di governare un Paese.
Per questo non si può essere più o meno fascisti.
E allora abbiate la compiacenza di dire pubblicamente che siete semplicemente fascisti. Assumetevi le vostre responsabilità. In un Paese democratico non rischiate di essere fucilati, impiccati, torturati o deportati in un campo di sterminio; al massimo sarete pesantemente criticati e perseguiti se ricorreranno gli estremi di legge. In quest’ultimo caso, tranquilli, non vi giudicherà qualche tribunale speciale, ma godrete di tutte le tutele difensive garantite ad ogni cittadino di questa Repubblica.
Questa è la differenza tra un regime fascista e uno democratico.
Chi ha lottato sacrificando anche la propria vita per sconfiggere il nazifascismo, – dove “nazi” sta per padrone occupante e “fascismo” per ignobile servo -, lo ha fatto per regalarci un Paese civile, libero e democratico, dove chiunque possa professare le proprie idee rispettose del prossimo e della democrazia.
E’ per tale ragione che l’apologia di fascismo è reato.
Non rispetta il prossimo e non è democratico.
Questo è quanto.
Perciò, se proprio ci tenete a sentirvi parte di questa ignominia, ditelo pubblicamente o, perlomeno, non lagnatevi se qualcuno vi ricorda la storia che il fascismo ha contribuito a scrivere; iniziandola in “pompa magna” tra squadracce, omicidi, manganelli e olio di ricino, per poi terminarla nel fango di un Paese distrutto dalla guerra.

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