Quell’estrema destra arrogante e incompetente, che non si vergogna più di mostrarsi per quel che è.

Seguo la politica da quando ero piccolo, mi piaceva guardare con mio padre le tribune politiche in bianco e nero di Ugo Zatterin.
Quindi, posso dare tranquillamente un giudizio sulla qualità dei politici che, dagli anni settanta, ho avuto modo di leggere e ascoltare.
Ebbene, neppure Antonio Razzi raggiunge le vette di inconsistenza e “improvvisazione” del “elareneg” Vannacci.
A partire dal suo, chiamiamolo libro, dove affastella una serie di concetti razzisti, misogini, fascisti, alle interviste con gaffe, fino ad arrivare al programma del suo “partito” F.N., un bislacco zibaldone di stupidaggini riprese qui e là dal ventennio fascista, dalla religione, da Stalin, da strofe di canzoni più o meno famose, condito di slogan per rendere più appetibile l’indigeribile tomo agli analfabeti funzionali che, al massimo, leggono gli striscioni negli stadi e sono attratti dal (non)pensiero vannacciano.
È dura pensare ai grandi politici di un po’ di anni fa, da De Gasperi a Pertini, da La Malfa a Nenni, da Moro a Berlinguer mentre sui social e in TV imperversano Donzelli, Tajani, Bignami e lui, l’inarrivabile, Vannacci.
Ma il ridicolo non si ferma al c.d. programma di F.N., perché il “elareneg” ha iniziato a dilettarsi come un adolescente in preda a crisi ormonali con i video prodotti con l’A.I..
Filmini demenziali, per certi versi ignobili, che dimostrano la qualità di un personaggio che sta alla politica come la cipolla all’amatriciana.
Ritengo che il Vannacci sia un ulteriore sottoprodotto di quella subcultura di estrema destra che domina il contesto di molti reparti speciali dell’esercito.
Contesti che si richiamano al ventennio, probabilmente perché non conoscono la storia, e parlano di coraggio riferendosi a un regime che, la stessa storia, ha marchiato come incapace e codardo.
Incapace perché portò l’Italia alla catastrofe, perché ci ha coperti di vergogna a partire dalla vile aggressione della Francia del 1940, per passare alla demenziale invasione della Grecia nell’ottobre 1940, per arrivare alle vergognose condizioni in cui mandò a morire i nostri militari prima in Africa e poi in Russia.
Un regime codardo per essere servo dei nazisti e complice nelle peggiori nefandezze compiute contro ebrei, oppositori e partigiani sempre sotto l’ala protettiva dei massacratori hitleriani.
In tale ignominioso contesto, solo l’eroismo dei militari italiani ha salvato in parte l’onore dell’Italia: El Alamein e Cefalonia sono i due episodi più conosciuti, ma se ne potrebbero elencare altri ancora.
Per questo dico che se quella parte di militari che, purtroppo, si richiamano ad una simbologia fascista, conoscesse davvero la storia, sarebbe assolutamente lontano dai richiami del ventennio e si terrebbe stretta la storia eroica dei soldati che il regime mussoliniano, dopo ripetuti e demenziali proclami, ha abbandonato al loro destino.
È in questo cortocircuito storico culturale che il “elareneg” trova l’humus su cui proliferano le sue pseudoidee. Nella semplificazione e il ribaltamento di concetti complessi che così possono attrarre flotte di analfabeti funzionali, trogloditi, ignoranti di ogni risma e anche molta gente che in buona fede ignora storia e presente.
Solo così si può giustificare il consenso, tutto da confermare attraverso le elezioni, che il “elareneg” sembra avere in questo momento.
Uno che non ne azzecca una quando parla, che esprime concetti profondamente razzisti e misogini che, da giovane e “ricco’ pensionato, si diletta a pubblicare video adolescenziali dove assume le sembianze di un centurione romano, che impugna un fascio littorio e che condanna a morte i suoi avversari politici.
Trump insegna che adesso questa è l’estrema destra, che non ha vergogna di esprimersi in toni xenofobi o di minacciare gli avversari politici, o pubblicare video in cui, il peggior Presidente degli Stati Uniti, lancia sterco da un aereo sui manifestanti che protestano contro le sue oscene politiche repressive.
Un’estrema destra vannacciana che usa senza porsi problemi la parola “rastrellamento” nell’ambito dell’O.P., facendo finta di non sapere che quel termine è un chiaro richiamo al nazifascismo.
Prima di scrivere questa riflessione ho pensato se fosse giusto farlo, soprattutto, se parlare di questo “elareneg” giovane pensionato non fosse un modo involontario per dargli ancora più spazio e fargli ancora più pubblicità.
Alla fine ho deciso che restare in silenzio di fronte all’avanzata di un movimento chiaramente neofascista sarebbe stato peggio.
Resto dell’idea che conoscere, magari utilizzando la leggerezza come strumento, sia l’antidoto migliore alle mire neppure tanto celate di una pericolosa destra che ha come riferimenti storici criminali come Mussolini, Franco e Hitler e oggi personaggi come Trump, Netanyahu e Putin.

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