È disarmante leggere ed ascoltare stupidaggini sesquipedali da parte della maggioranza in favore, apparentemente, delle forze di polizia.
Mi sembra di essere tornato indietro di oltre 20 anni ai tempi del G8 di Genova, quando lo slogan delle destre più diffuso negli uffici di polizia era “Chi difende i difensori!”;
poi si scoprì la “macelleria messicana”.
Le immagini dei manifestanti pacifici, alcuni anziani, picchiati selvaggiamente dalle forze dell’ordine fecero il giro del mondo e per anni andò avanti un processo per le violenze inaudite subite proprio dai manifestanti.
Tutto ciò, mentre i black block, gli autori dei violenti assalti ai cortei e al servizio d’ordine, la fecero tranquillamente franca, tanto che ancora non si è capito come.
Lo ha detto l’ex-capo della Polizia Franco Gabrielli che occorre smetterla di strumentalizzare le forze dell’ordine per le quali valgono le stesse regole dei cittadini. Chi sbaglia paga.
Semmai bisognerebbe cominciare a fare concorsi per le assunzioni, così come occorrerebbe rivedere gli stipendi assolutamente inadeguati; magari, si potrebbero aggiornare i regolamenti, alcuni risalenti ai primi anni 80, si potrebbe potenziare la formazione, facendola in modo serio; occorrerebbe migliorare le loro tutele nel corso dei servizi, per esempio, con bodycam, migliorare il coordinamento. Dopodiché, c’è un particolare che manca spesso nelle discussioni surreali aventi come oggetto “la difesa” delle forze dell’ordine: “La prevenzione”.
Qualche anno fa, prima di Genova e poi per un periodo dopo, le manifestazioni venivano organizzate quasi con il supporto dell’autorità di PS.
C’era una continua interlocuzione che faceva sì che l’evento fosse “gestito”, sul piano dell’ordine pubblico, in sinergia con gli organizzatori.
Non solo.
C’era tutta una parte informativa precedente, che consentiva la migliore organizzazione dei servizi di O.P. durante l’evento.
Da un po’ di tempo questo non accade.
Scene assurde come quelle di Pisa, dove ragazzini di 15 anni con i loro zaini della scuola sono stati “manganellati” per aver cercato di passare in una zona chiusa per ragioni incomprensibili, danno la dimensione del corto circuito in atto.
Un tempo ci si sarebbe accordati, perché la priorità era gestire le piazze e non fare succedere incidenti e tutto sarebbe finito lì.
Invece, adesso, sembra quasi che si cerchi costantemente lo scontro e questo non può essere imputato ai poliziotti, carabinieri, finanzieri in strada ma alle direttive che arrivano dal direttamente dal Ministero.
Per chi questo lavoro lo ha svolto come me, è difficile venire a raccontare che le reazioni e il sistema col quale si organizzano i servizi di O.P. siano frutto di iniziative estemporanee di questori o funzionari.
Tra l’altro, questo non può essere sottovalutato, manifestazioni come quelle di Torino che hanno un alto indice di rischio, “conosciuto”, dovrebbero mettere in moto un efficace sistema informativo preventivo (gli strumenti ci sono), tanto più se, come ha affermato dal Ministro dell’Interno, ci sono rischi terroristici.
Non servono scudi penali, sono assolutamente delle sciocchezze, così come non servono leggi straordinarie “della maggioranza”, perché neppure nei periodi più bui del terrorismo neofascista e brigatista furono attuate, ma si scelse di affrontare quell’energenza, politicamente, in modo unitario.
Ciò che sta accadendo ora con manifesti ignobili della maggioranza contro leader dell’opposizione e a favore del “SI” al referendum, puzza lontano un miglio di strumentalizzazione selvaggia.
Sono convinto che gli italiani siano tutti, o il 99,99% a favore delle forze di polizia e contro i violenti e porre in discussione questo, come il Governo e la maggioranza stanno facendo, rappresenta il tentativo di guadagnare qualche consenso in più spaccando, pericolosamente il Paese.
Sentire una, – o come preferisce farsi chiamare lei -, “un’ Presidente del Consiglio attaccare a testa bassa i magistrati perché hanno semplicemente fatto rispettare la legge è qualcosa d’inaudito. Un misero tentativo di conquistare consensi in una parte dell’opinione pubblica più avezza agli slogan delle curve degli stadi che all’analisi lucida dei fatti.
La Meloni è intenzionata a portare avanti il “Piano di Rinascita Democratica”, (elaborato da un fascista ex-repubblichino, quel Licio Gelli coinvolto nello stragismo neofascista), contro l’indipendenza della Magistratura, senza contare la sua voglia di vendetta per i continui interventi dei magistrati, che hanno dovuto stigmatizzare, a ragione e più volte, iniziative cialtronesche del Governo come il centro in Albania e il ponte sullo stretto.
Non c’entra nulla la difesa delle forze di polizia urlacchiata in ogni dove, anche se poi la loro condizione di disagio resta sempre la stessa.
La verità è che questo Governo vuole semplicemente comprimere gli spazi di dissenso, invece di lavorare nella prevenzione con gli strumenti che già ci sono e che sarebbero efficaci se utilizzati nel modo giusto.
La verità è che la maggioranza vuole portare avanti, ad ogni costo e in ogni modo, lo scontro con la Magistratura per poter ottenere un risultato favorevole ai “SI” nel referendum, per minare cosi gli equilibri costituzionali.
Ma la cosa più abietta è la criminalizzazione dell’opposizione e delle migliaia di cittadini che, pacificamente e democraticamente, sfilano nelle strade protestando contro il Governo o a favore della pace.
Qui torniamo al disegno di una estrema destra transnazionale che vede in Steve Bannon, fascista dichiarato e spin doctor di Trump, un leader capace di essere riferimento di Orban, dell’Afd in Germania, di Vox in Spagna, di Salvini e Vannacci in Italia, della Le Pen in Francia e in generale delle destre europee filoputiniane.
Già, perché la Meloni è una sua estimatrice; perché è proprio in Italia, a Trisulti, che Bannon, – reo confesso di una mega truffa sui fondi donati per la costruzione del muro antimigranti e, per questo, condannato in America -, avrebbe voluto aprire una scuola per gli estremisti di tutta Europa.
Ignorare le coincidenze sempre più evidenti tra le criminogene scelte di Trump, – attacco alla magistratura indipendente, alla stampa libera e d’inchiesta, il controllo asfissiante dell’informazione – e quelle dell’Esecutivo italico potrebbe rappresentare un errore fatale.
Non serve la falsa solidarietà alle forze dell’ordine da parte di una maggioranza il cui fine è destabilizzare i principi Costituzionali, soprattutto, se dietro alle parole di vicinanza agli agenti, si celano attacchi feroci alla Magistratura e una vergognosa campagna a favore di un “SI” al referendum sulla Giustizia che, se vincesse, rappresenterebbe un duro colpo alla nostra democrazia.

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