Per coloro i quali mi hanno chiesto perché sulla questione della separazione delle carriere si evoca il nome di Licio Gelli, pubblico parte di un articolo di “Articolo 21”:
[Pochi mesi dopo, il 4 luglio 1981, viene rinvenuto in un doppiofondo della valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, il “Programma di Rinascita democratica”, scritto nel lontano 1977, poi pubblicato negli atti della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. Si tratta di un vero documento di carattere politico in cui Gelli e la P2 intervengono su ogni parte della Costituzione, e tra gli obiettivi a medio e lungo termine vengono citati i suggerimenti sull’ordinamento giudiziario, tra cui compare la separazione delle carriere.
”Provvedimenti istituzionali a1) Ordinamento giudiziario I. Unità del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M. è distinto dai Giudici); Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile”.]
La questione della separazione delle carriere fu ripresa successivamente da Silvio Berlusconi, – plurindagato e poi condannato in via definitiva, il quale, come riconosciuto da una sentenza della Suprema Corte, ha avuto legami con la mafia -, che risultò iscritto proprio alla loggia massonica coperta P2 di Licio Gelli (tessera 1816).
Quindi, la separazione delle carriere, completamente inutile per migliorare la funzionalità della Giustizia, è un obiettivo fondamentale per giungere a sottoporre i pubblici ministeri sotto il Ministero, condizionandone fortemente l’autonomia e, contestualmente, indirizzare le loro indagini.
I costituenti volevano scongiurare proprio questa situazione aberrante, dopo l’esperienza traumatica della dittatura fascista, nella consapevolezza che una Magistratura assolutamente indipendente fosse una robusta garanzia democratica.
Una stampa libera e una Giustizia indipendente sono essenziali per la democrazia e questo Governo di estrema destra sta picconando proprio questi due pilastri per demolire l’intero sistema costituzionale nato dalla Resistenza al fascismo.
Non è un caso che la Meloni sia cresciuta politicamente nel movimento giovanile del MSI, erede di quella Repubblica Sociale fascista, serva di Hitler di cui faceva orgogliosamente parte, come Ispettore Nazionale Organizzativo dei Fasci di Combattimento, proprio Licio Gelli, successivamente Gran Maestro della Loggia Massonica eversiva P2 alla quale era iscritto Silvio Berlusconi.
Quest’ultimo è stato colui il quale ha sdoganato gli ex fascisti portando a fare il ministro proprio una giovanissima Giorgia Meloni.
Ora, finalmente, quel progetto eversivo messo nero su bianco dal “Venerabile” Gelli con il Piano rinascita Democratica trova nuova vita con l’approvazione, da parte di questa maggioranza nero/verde, della sospirata separazione delle carriere.
Resta un ultimo argine a questa devastante controriforma, ovvero, il referendum; saranno i cittadini a decidere se questa ignobile modifica costituzionale possa diventare operativa, dando un colpo esiziale ad uno dei pilastri su cui si fonda la nostra democrazia.
L’obiettivo vero non è separare le carriere per evitare passaggi di funzione tra giudici e pubblici ministeri, una percentuale infinitesimale si avvale di questa possibilità totalmente ininfluente sulle dinamiche di trasparenza dei meccanismi giudiziari.
Il fine reale è la separazione delle carriere dei magistrati, staccando i pubblici ministeri dai giudicanti cosi da sottoporli alle prerogative del Governo, che potrebbe in tal modo condizionare definitivamente il sistema indagine.
Il sogno di un fascista repubblichino, – implicato nelle stragi fasciste del dopoguerra, divenuto Gran Maestro di una Loggia Massonica coperta, con intenti eversivi, la P2, della quale faceva parte Silvio Berlusconi – rischia di avverarsi grazie al Governo Meloni, una cresciuta nel movimento giovanile del MSI fondato da Giorgio Almirante, fascista, uno dei padri delle leggi razziali del ventennio.
Se per loro è un sogno, per chi crede nella democrazia e nella libertà è un incubo che può essere esorcizzato votando contro questo obbrobrio al referendum; stavolta la svolta antidemocratica non è una lontana ipotesi, ma una concreta prospettiva e, per questo, abbiamo l’obbligo di mobilitarci per impedire che il sogno di un fascista golpista e un amico dei mafiosi pregiudicato non diventi realtà.

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