Quella splendida follia

Parlando con degli amici, qualche sera fa, ho dovuto per forza ricordare i primi passi della mia esperienza da Sindaco durata poi ben 10 anni.
Mi sono tornate in mente le notti insonni immerso nei dubbi e nelle paure di accettare una proposta che riguardava un’eventuale esperienza che non avevo mai preso in considerazione.
Era si affascinante la prospettiva di diventare Sindaco, ma sapevo già che l’avrei pagata cara in termini di carriera ed economicamente sulla pensione.
Avrei sacrificato gli ultimi dieci anni di professione con conseguenze negative per il resto della mia vita.
Da sempre, però, mi hanno conquistato le scommesse quasi impossibili: prendere in mano un sindacato agonizzante e farlo diventare nel giro di poco meno di due anni il primo in provincia era stata una di queste scommesse che avevo vinto; così come lasciarlo dopo sette anni, per fondare il Silp per la CGIL che in poco più di 24 mesi era diventata la prima organizzazione sindacale di polizia a Frosinone e provincia.
Ma anche sul lavoro ho sempre scelto strade complicate perché più affascinanti e appaganti.
Quindi, la proposta di cimentarmi in una competizione politica e vincerla nella mia città era un richiamo potentissimo ma, nello stesso tempo, un rischio immenso nel caso in cui avessi perso.
Non solo, Ceprano all’epoca, vale la pena ricordarlo, era una città dormitorio.
La situazione era tragica, a partire dal fatto che era stata commissariata per vicende giudiziarie che avevano coinvolto l’allora Sindaco, per arrivare alla condizione disastrata delle scuole, delle strade, dei giardini (praticamente inesistenti), delle fogne.
La cosa che più dava la dimensione del disastro in cui era immersa la città era la condizione della stazione ferroviaria, biglietto da visita per chi arrivava da fuori, ridotta ad una catapecchia.
Non solo, chi in quel periodo aveva contatti con me e conosceva bene le dinamiche dell’Ente, prospettava la possibilità di uno tsunami finanziario che avrebbe potuto colpire il Comune a seguito di sentenze legate alla vicenda Gizzi e agli espropri avvenuti in concomitanza con i lavori per il nuovo casello autostradale.
Insomma, un quadro drammatico che, poi, si rivelerà meno peggio della realtà dei fatti.
In quel periodo non so quante volte, da solo, ho percorso avanti e indietro praticamente tutte le strade di Ceprano, cercando di capire se dire si sarebbe stato un atto di follia, oppure, un gesto di responsabilità nei confronti della comunità per la quale, sapevo già, se avessi accettato, avrei dedicato tutto me stesso.
Non e’ stato facile perché passando per Montecitorio e poi per Capo Sant’Angelo mi rendevo conto del disastro che avrei dovuto affrontare, visto l’abbandono in cui erano le “periferie” della città.
Ricordo di essermi fermato più e più volte davanti al fatiscente Palazzo Ferrari, ridotto a un cantiere abbandonato, cercando di immaginare quale miracolo ci sarebbe voluto per farlo ritornare al suo antico splendore.
Un altro luogo che ho visitato spesso nelle mie passeggiate notturne è stata la stazione, inguardabile per le decine di anni di abbandono, davanti alla quale la scuola Irma Lombardi faceva sfoggio delle sue mattonelle esterne, brutte, anzi, orrende.
Un disastro reso ancora più evidente da un centro storico fatiscente, dallo stato penoso dell’enorme edificio scolastico a forma di M, costruito in epoca fascista, la Giovanni Colasanti.
Mi chiedevo come avrei potuto migliorare una città abbandonata a se stessa, visto che le amministrazioni che mi avevano preceduto nulla avevano fatto per rendere Ceprano più bella e accogliente.
Si, avevo guidato due organizzazioni sindacali provinciali, avevo avuto ruoli a livello regionale e nazionale che mi avevano consentito di girare l’Italia, ma nulla a che vedere con un’eventuale esperienza amministrativa.
Ceprano era ridotta malissimo e pensare di trasformarla in qualcosa di diverso e più vicino a ciò che io ritenevo dovesse essere una città efficiente, praticamente, era un miracolo.
In quel periodo ho dormito pochissimo, ho fatto molte telefonate e ne ho ricevute altrettante, ho cercato di chiedere consiglio e, nel frattempo, di sera tardi, continuavo a vagare per Ceprano.
Magari chi la guarda oggi, neppure ricorda più la città mortorio del 2014, con i topi che, allegramente, la notte invadevano la piazza. Io, ancora oggi, provo un senso di disagio ripensando alla mia scelta folle di sacrificare il lavoro e tanto, tanto tempo libero per non venire meno ai miei principi.
Quello che in qualche modo mi impressionava di più era la condizione di totale oblio degli spazi per i bambini, costretti a giocare in giardini abbandonati, nei quali giochi fatiscenti e pure pericolosi rappresentavano il fallimento delle amministrazioni dell’epoca.
Un altro aspetto inquietante era la totale assenza di opere pubbliche in via di realizzazione; in compenso, da una quindicina di anni, in zona Chiusagrande, svettava lo scheletro di un edificio ATER circondato da una recinzione fatiscente e da montagne di rovi e, nei pressi dell’uscita autostradale, era in stato di agonia il Polo Artigianale, completamente abbandonato da tempo immemore, con una parte di parete appoggiata su un lato della struttura; un altro biglietto da visita orribile per la città.
Sembra strano, ma a Ceprano il degrado era la normalità, così come l’assenza di regole determinava un caos al centro e in periferia.
In tale contesto, avrei dovuto decidere se accettare la proposta di candidarmi a Sindaco che da più parti mi era arrivata.
Mi sono chiesto spesso come sia stato possibile venire a cercare uno come me, che non frequentava la piazza, tutt’ora non la frequenta, che viveva la maggior parte del suo tempo fuori da Ceprano e che mai, dico mai aveva mostrato interesse per la politica cepranese.
Il lavoro mi impegnava molto, così come il Sindacato che, spesso, mi portava in giro per l’Italia e attraverso il quale organizzavo convegni sulla legalità e la lotta alla mafia in provincia.
Poi la politica in generale non mi ha mai interessato, conoscendomi e non praticando il “do ut des”, difficilmente avrei potuto trovare spazi in un mondo sovente più grigio che trasparente e colorato.
Eppure, a causa di un collega cui sono tutt’ora legato, la politica cepranese si era accorta della mia esistenza.
Il dilemma era se mi sarei potuto fidare di chi, in quel momento, voleva a tutti i costi che io dicessi di si.
Più passavano i giorni, più girovagavo per Ceprano e più era forte la voglia di ringraziare della lusinghiera proposta senza accettarla.
Poi, le cose hanno iniziato a prendere un’altra piega.
Avendo una figlia piccolina soffrivo particolarmente l’assenza di spazi dedicati proprio ai bimbi; cosi come iniziavo a non sopportare più la mancanza di marciapiedi adatti alla circolazione di passeggini e carrozzine.
Non un giardino dove farla giocare in totale serenità, passeggiate che si trasformavano in gimkane tra buche e auto parcheggiate sopra gli stretti marciapiedi la cui utilità era pari a zero.
In poco tempo Ceprano, completamente abbandonata, ha assunto un’altra prospettiva per me.
Forse avrei potuto fare qualcosa per renderla più accogliente per i bambini.
Magari avrei potuto mettere in pratica i valori e i principi che per anni ho cercato di diffondere attraverso il lavoro, il sindacato e le associazioni; avrei potuto dimostrare che si poteva cambiare attraverso la trasparenza e l’onestà.
Sarebbe stato un impegno enorme, che avrei dovuto condividere con persone che ancora non avevo preso in considerazione, senza contare che avrei dovuto lasciare il mio lavoro e la sede di Frosinone.
Ce l’avrei fatta?
Piano piano cominciai a ragionare sulla possibilità di dire si e lanciarmi nell’avventura e, contestualmente, a come costruire un gruppo di persone che condividessero le mie idee, il mio progetto di cambiamento.
Guardavo mia figlia e pensavo a come regalarle una città più bella, più inclusiva, un luogo ove crescere serenamente insieme ai suoi amichetti.
Ceprano era un luogo orribile per colpa delle precedenti amministrazioni; i finanziamenti presi anni prima non erano stati utilizzati per troppo tempo e, a causa di ciò, alcuni erano stati persi mentre altri rischiavano di fare la stessa fine.
L’immagine politica della città era a pezzi e su youtube giravano video che ridicolizzavano la politica cepranese, completamente ininfluente a livello provinciale.
Decisi di confrontarmi sul piano politico con chi mi aveva cercato più e più volte, chiedendo precise garanzie sulla possibilità di decidere io la composizione della squadra che avrebbe dovuto: prima partecipare alle elezioni e poi, eventualmente, guidare la città.
Volevo la presenza dei partiti politici insieme a una consistente rappresentanza della società responsabile, intorno a un programma di rinascita della città.
Pensavo che mi avrebbero risposto di no e, invece, mi trovai di fronte persone responsabili che accettarono le mie richieste, demolendo così ogni mia perplessità.
Sapevo che sarebbe stata un’esperienza complicata, ma l’obiettivo finale era talmente entusiasmante che accettai di candidarmi.
Dopo 10 anni, ripensando a tutto ciò che abbiamo realizzato, provo un senso di orgoglio.
Lo scheletro abbandonato a Chiusagrande adesso è una splendida palazzina Ater, forse una delle più belle che abbia mai visto; la stazione di Ceprano si è trasformata in una bellissima struttura, una “macchina del tempo” il cui scopo, oltre al passaggio e alla sosta dei treni, é quello di trovare fondi europei attraverso il G.A.L., i cui uffici sono ubicati proprio laddove al mio insediamento vi erano solo macerie; Palazzo Ferrari, da discarica del Comune e cantiere abbandonato, è diventato una “Dimora Storica” per la regione Lazio; con Acea abbiamo fatto lavori per milioni di euro che hanno dotato Ceprano di una rete fognaria più efficiente oltre che più estesa: Montecitorio, Capo Sant’Angelo hanno degli splendidi giardini attrezzati, mentre dietro la chiesa di San Rocco ora esiste un parchetto calisthenics. Ceprano ha ottenuto finanziamenti europei, tra cui quello per il gemellaggio con Almendralejo, finanziamenti ministeriali e dal PNRR. Sul piano ambientale, nel 2017/2018, Ceprano ha ottenuto circa 6 milioni e 700 mila euro per la bonifica della ex-cartiera, nonché per la caratterizzazione della ex-Europress e la ex-Olivieri. Sono in corso i lavori per il recupero di parte del centro storico, per la ristrutturazione della scuola Giovanni Colasanti e della sua palestra e per l’installazione delle nuove barriere antirumore nella zona Pescara. Il bilancio è stato stabilizzato e ora non è più un problema per chi amministra.
Mi fermo qui, ma l’elenco sarebbe ancora lunghissimo. Ceprano era una città dormitorio, ridotta così dalle amministrazioni che si sono succedute dal 2006 al 2014 e adesso è una città viva e accogliente.
In fondo, le tante paure che mi hanno attanagliato prima di accettare la candidatura nel 2014 scaturivano dalla brutta situazione esistente all’epoca e dalla preoccupazione di non riuscire a cambiare quello stato delle cose.
Invece ce l’abbiamo fatta, ho avuto un gruppo straordinario per dieci lunghi anni e posso dire con orgoglio che quel brutto dormitorio che era Ceprano all’epoca, adesso si è trasformato in una città inclusiva e accogliente. Spero che tutto il lavoro fatto con impegno e amore in un decennio, il cambiamento iniziato a maggio del 2014 non vada disperso, ma continui senza soste per il bene della comunità.
Qualche rimpianto ce l’ho, non posso negarlo, ma il fatto di poter passeggiare a testa alta per Ceprano, – la comunità che ha avuto fiducia in me, che ha creduto al nostro sogno di cambiare la città -, mi ripaga di ogni cosa.
Per sempre porterò con me il bellissimo ricordo di aver rappresentato, con orgoglio e dignità, la mia comunità; l’orgoglio di essere stato per dieci anni il Sindaco di Ceprano.

Una risposta a “Quella splendida follia”

  1. dieci anni di lavoro e poi lasciare tutto nelle mani di quelli che avevano ridotto Ceprano a dormitorio.

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