L’idea scombiccherata di Putin e dei suoi sodali di denazificare l’Ucraina e successivamente l’Europa, sarebbe pura comicità se non avesse i risvolti tragici di una guerra, che ha mietuto migliaia di vittime tra i civili ucraini.
Il criminale di San Pietroburgo parla di denazificazione quando, lui per primo, ha usato la Wagner per invadere l’Ucraina e per esportare le guerre russe nel mondo, celando le insegne della Federazione.
La Wagner è un gruppo di mercenari, apparentemente privati, che si rifanno guarda caso all’ideologia nazista.
Ufficialmente è un gruppo indipendente “al soldo di tutte le bandiere”, ma in realtà sarebbe stata un’unità diretta dal Ministero della Difesa russo, utilizzata nei conflitti di interesse moscovita, ma dove occorreva nascondere il ruolo della Federazione.
Secondo alcune fonti, il nome deriverebbe da quello di battaglia di Dmitrij Utkin, il fondatore del gruppo, che, pieno di tatuaggi nazisti, lo avrebbe scelto in onore del compositore Richard Wagner e per la sua passione per il Terzo Reich.
Tra l’altro, Wagner fu proprio il musicista preferito di Hitler.
Ecco, questo criminale con la passione per il misticismo e i mercenari filonazisti, ossia Putin, vorrebbe denazificare l’Ucraina e più avanti l’Europa.
Mi chiedo come la sinistra possa difendere un delinquente di tale portata, confondendo la rivoluzione d’ottobre con la “notte dei cristalli”.
Putin è un assassino di giornalisti indipendenti e oppositori politici, ha imposto un regime criminale alla Russia che, certamente, non somiglia neppure lontanamente a un sistema socialista, se non a quello canaglia Stalinista, che, tra i suoi innumerevoli misfatti, ha generato il genocidio dell’Holodomor costato all’Ucraina sei milioni di morti.
Eppure c’è chi ancora sostiene il massacratore di San Pietroburgo, affermando che i veri criminali siano gli americani, gli ucraini, gli europei in un condensato di idee confuse e/o d’ipocrisia da fare accapponare la pelle.
Nonostante l’evidenza, la colpa della guerra sarebbe dell’Ucraina e degli Stati Uniti.
L’Europa, nonostante i ripetuti tentativi dei vari Macron, Scholz, Von Der Leyen di scongiurare l’invasione, -resteranno nella storia Macron e Putin seduti da una parte e l’altra di un tavolo chilometrico -, è considerata corresponsabile del conflitto dai pacifinti, che siano pseudoprofessori, giornalisti risentiti o politicanti nostalgici di estrema destra o di un improbabile comunismo “sol dell’avvenire”.
In siffatta confusione, cercata e in parte finanziata dalla Russia, le vere vittime sono gli ucraini e la verità: i primi uccisi dalle bombe, la seconda sommersa dallo tsunami di fake news propinate dalla propaganda putiniana.
La cosa più inquietante è che i presunti professori nostrani esperti di dinamiche geopolitiche, ora hanno iniziato ad attaccare i paesi baltici, affermando che se la Russia li aggredirà, la responsabilità sarà delle loro politiche antirusse.
Supponenti, che hanno dimostrato di essere tutto fuorché esperti e indipendenti, che hanno cominciato a propagandare possibili falsi motivi di una possibile, futura invasione putiniana.
Contano sulla disinformazione, sulla memoria corta degli italiani per diffondere messaggi propagandistici filorussi.
Delle quinte colonne all’interno dei paesi europei, che vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra, sostenute da pseudointellettuali che fanno del cerchiobottismo l’arma in più per alimentare fake e disinformazione.
Si riconoscono, però; basta ascoltarli una o due volte per comprendere il disvalore dei loro messaggi che, se va bene, sono in malafede e pieni di risentimento; altrimenti puzzano di rubli lontano chilometri.
Non è un buon momento per l’Europa, – stretta tra le follie trumpiane e le mire imperialiste putiniane -, sta pagando una sequela di errori politici che non l’hanno trasformata in una unione di fatto, ma in una somma di stati uniti soltanto dalla moneta e parzialmente sul piano politico/amministrativo.
Nonostante i suoi evidenti limiti e debolezze, l’Europa resta la culla della democrazia e per questo è odiata da Putin, dittatore sanguinario e da Trump, suprematista e negazionista, vera e propria minaccia per il sistema democratico statunitense.
L’Europa ha bisogno di una maggiore e più efficace difesa, questo è indiscutibile, le minacce da una parte della Russia e dall’altra quelle trumpiane di abbandonare la NATO, rendono improcrastinabile un potenziamento della difesa.
Il problema è come raggiungere quest’obiettivo, perché l’Europa ha anche nemici interni, vedi i partiti e movimenti di estrema destra pronti ad approfittare di eventuali scelte sbagliate.
Pensare di investire come se non ci fosse un domani sugli armamenti, ignorando i bisogni delle persone, sarebbe un errore esiziale.
Migliorare la spesa militare, razionalizzandola per giungere rapidamente ad un esercito europeo, aumentando contestualmente gli investimenti su ricerca, sanità e, in generale, sui servizi sociali toglierebbe spazio proprio ai partiti populisti e fascisti, che sono una inquietante prospettiva per il futuro.
L’Ungheria, il più evidente esperimento di “democratura” europea, rischia di essere imitata dall’Italia, vedi la proposta di Premierato, con il pericolo futuro di governi di estrema destra in Francia, Germania e Austria.
Il virus che minaccia le democrazie europee è più diffuso di quanto si creda.
La scommessa di questa Europa è quella di diventare più forte nella difesa dei confini, con la capacità di affrontare qualsiasi minaccia e, contestualmente, quella di rendersi più umana e vicina alle persone, tutelando famiglie e imprese.
La partita in atto è terrificante, le democrazie sono sotto attacco dall’interno per la rinascita del sovranismo, alimentato da populismo e neofascismo e dall’esterno dall’imperialismo russo e dal suprematismo americano.
In tutto ciò, la Cina postcomunista sta a guardare, in attesa di capire come continuare ad espandersi economicamente, sfruttando le opportunità che si potrebbero profilare dalle tensioni in Europa e al di là dell’Atlantico.

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