Le discussioni in TV sulla legalità, sono la cartina tornasole dell’incompetenza di gran parte dell’attuale classe politica.
Oggi, in un dibattito sulla vicenda drammatica di Viareggio, dove la vittima di una “rapina” avrebbe inseguito e poi schiacciato più volte con l’autovettura l’autore del reato uccidendolo, si sono ripetute sceneggiate inguardabili da parte degli ospiti politici presenti in studio.
Ebbene, le cose dette a seguito di questo grave fatto di cronaca dimostrano l’ignoranza e il razzismo di una parte politica e la mancanza di proposte serie dell’altra.
Viviamo in una nazione che non brilla per Sicurezza e legalità, tutt’altro.
L’Italia è la culla delle mafie, la corruzione segna la storia di questo Paese e, considerate le ultime iniziative politiche, ne segnerà anche il futuro; la criminalità predatoria ha raggiunto livelli drammatici.
Ora, in un quadro del genere, dove ogni giorno scippi, rapine, furti, omicidi compiuti da italiani riempiono le cronache dei giornali, rappresentando la normalità, il misfatto di un immigrato, tra l’altro ucciso, scatena un vergognoso putiferio mediatico.
Purtroppo, una politica cialtrona e populista, attuata da partiti sovranisti e razzisti determina l’impossibilità di trovare risposte serie alla criminalità, sia autoctona che straniera.
Non dimentichiamo la presenza soffocante delle mafie in ogni settore della vita politica, amministrativa ed economica del Paese, che condiziona ogni scelta.
Dopodiché, la criminalità va affrontata senza distinzioni ma, per farlo, bisognerebbe cambiare immediatamente le linee politiche di questa maggioranza.
Invece di attaccare costantemente la Magistratura e approvare misure che indeboliscono la capacità degli organi investigativi di aggredirla, il Governo dovrebbe investire nel potenziamento del sistema Giustizia, anche per velocizzare i tempi dei processi.
Occorrerebbe potenziare le forze di polizia, che negli ultimi venti anni hanno subito tagli drammatici, con un calo insostenibile del numero degli operatori e, contestualmente, sarebbe indispensabile rafforzare gli strumenti investigativi tra cui le intercettazioni telefoniche.
Tutto il contrario di quello che sta facendo l’attuale maggioranza, capace soltanto di approvare pericolose misure spot.
Se poi si volesse andare oltre, bisognerebbe mettere mano alla “presunzione d’innocenza” nel caso d’arresto in flagranza.
Catturare un ladro all’interno di un’abitazione, un rapinatore con un’arma in mano non può determinare soltanto una “direttissima” per la convalida dell’arresto e poi, arrivederci, in attesa di un processo che, quando sarà, durerà anni.
Quel criminale, nell’attesa della prima udienza processuale e poi dell’eventuale sentenza definitiva, potrà continuare tranquillamente a fare tutti i reati che vuole, poiché anche per lui sussiste la “presunzione d’innocenza”.
Garantire il diritto alla difesa, non può determinare il diritto di proseguire, senza soluzione di continuità, a delinquere.
Questo potrebbe essere il nocciolo della questione.
La flagranza di reato dovrebbe minare la presunzione d’innocenza, senza scalfire diritto alla difesa in ogni fase del giudizio.
Oggi, la compressione dei tempi del giudizio per una prescrizione immanente, l’intoccabile presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio, la carenza di organico delle procure e dei tribunali, nonché degli organi investigativi, la lotta senza quartiere della maggioranza alle intercettazioni telefoniche e l’attacco sistematico ai magistrati rappresentano un mix esplosivo, che mina legalità e Sicurezza in questo Paese.
Servirebbe un cambio di passo copernicano, con scelte coraggiose scevre da razzismo e descriminazione, che pongano per davvero al centro della politica i diritti dei cittadini onesti, delle vittime senza intaccare i principi costituzionali.
Si può fare, ma serve lungimiranza e coraggio che, purtroppo, ancora non vedo all’orizzonte.

Lascia un commento