Sono convinto che per cambiare questo Paese occorre sconfiggere il populismo che, da anni, sta condizionando la politica nel modo peggiore, gettando fumo agli occhi, per non cambiare nulla anzi peggiorando le cose.
In nome del populismo si è abrogato il finanziamento pubblico ai partiti, escludendo dalla politica chi non ha le risorse necessarie; è stato tagliato il numero dei parlamentari, comprimendo la rappresentanza sul territorio; si è alimentata un’assurda guerra all’autonomia della Magistratura e potrei andare ancora avanti per molto.
Per ognuno di questi punti la soluzione alternativa sarebbe stata semplice e comune: “Una seria normativa anticorruzione, fornendo adeguati strumenti agli organi competenti al controllo, per sconfiggere questo cancro”.
Se la politica non ce la fa ad autoregolamentarsi sul piano etico e culturale, gli strumenti di deterrenza e repressivi devono essere i più efficaci possibili.
Invece, dalle leggi ad personam in poi, la corruzione è stata messa da parte per picconare sistematicamente i presidi di legalità e di controllo sulla politica.
Quest’opera distruttiva è stata accompagnata da una sistematica campagna di delegittimazione portata avanti dai mass media controllati dalla politica, – ulteriore anomalia tutta italiana rispetto agli altri stati democratici del mondo -, amplificata in modo totalizzante dalle fake news propinate quotidianamente sui social.
Un lungo percorso iniziato agli inizi degli anni 90 del secolo scorso, accompagnato da una semplificazione inaccettabile delle tematiche politiche ridotte a slogan da stadio, che piano piano hanno sdoganato razzismo, sovranismo e fascismo.
L’Italia è un Paese a rischio, perché il livello di corruzione è improponibile rispetto ad una democrazia praticata e, questa condizione criminogena, rischia di alimentare appetiti illiberali.
Una stampa asservita perché di proprietà, l’informazione pubblica controllata militarmente dalla maggioranza, una Magistratura indebolita, un Parlamento che sempre più perde il ruolo di protagonista nella vita politica del Paese in favore di una iperlegiferazione del Governo, l’attacco sistematico al giornalismo indipendente sono segnali inquietanti, tanto più in presenza di possibili (contro)riforme come il premierato e la separazione delle carriere dei giudici.
Non vedere tutto ciò è pericoloso, così come sottovalutare i segnali inquietanti di un ritorno di simboli e manifestazioni legati al fascismo, che impestano le strade, le piazze e le serate per soli iscritti a organizzazioni giovanili di maggioranza.
Il populismo è una malattia drammatica, perché impedisce il ragionamento basato sull’analisi reale dei fatti, perché si alimenta sulla rabbia delle persone verso la politica e non contro i politici responsabili del declino del Paese.
Se non recuperiamo la capacità di analisi e di critica, lasciando slogan e stupide manifestazioni all’ignoranza degli ultras curvaioli, rischiamo di scivolare nell’illiberalismo, dove il “sono tutti uguali” è l’arma subculturale vincente degli impresentabili a capo di questi regimi ibridi.
Sistemi dove la democrazia associata alla dittatura da come risultato un’impresentabile “democratura”.

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