Quella qualità a volte citata a sproposito, che fa grandi le donne e gli uomini.
Sembra strano ma in alcuni casi una qualità straordinaria, che distingue gli aspetti caratteriali delle persone, diventa, strumentalmente, un paravento dietro il quale nascondere difetti e debolezze che è meglio non approfondire.
L’umiltà, una virtù rara negli esseri umani, a volte viene evocata con intenti contrapposti al valore intrinseco del termine.
Quell’uomo è di origini umili ma ha saputo affrancarsi dalla sua condizione grazie allo studio, all’impegno, alla tenacia e ora rappresenta un esempio virtuoso per tantissime altre persone.
È un uomo straordinario di enorme cultura, ma è rimasto umile.
Ecco, questi concetti sono profondamente diversi, quasi contrapposti che, in taluni casi, possono fondersi.
L’origine “umile”, in sé, non è una qualità semmai una caratteristica di una persona che può assumere importanza più o meno a seconda del percorso umano e professionale compiuto nell’arco della vita.
In questi ultimi tempi sembra di moda far riferimento alle origini umili di chicchessia, ma non proprio per esaltarne la capacità di affrancamento, quanto per giustificare le debolezze culturali, dalle quali non si è sentito assolutamente il bisogno di uscire.
In un contesto storico dove la conoscenza e la cultura sembrano non essere più di moda, questa “umiltà” negativa è semplicemente sinonimo di furbizia, di spregiudicatezza, analizzata con estrema lucidità da Richard Stengel nel suo straordinario “You’re Too Kind: A Brief History of Flattery”.
La pigrizia culturale, è inversamente proporzionale all’astuzia priva di scrupoli, che garantisce a queste persone la possibilità di sguazzare nella melma della politica come anatre in mezzo all’acqua.
Ministri, rappresentati istituzionali, primi cittadini che qualche anno fa non avrebbero avuto neppure la lontana possibilità di rivestire il ruolo di portaborse, oggi rappresentano lo Stato e le comunità con il loro bagaglio di gaffe, incompetenza e lingua italiana da cinepanettone.
E così la vulgata, i sostenitori interessati e una stampa accondiscendente esaltano le “debolezze” culturali e l’incompetenza di questi spregiudicati nullafacenti, ponendo in evidenza le origini umili dei soggetti in questione e la loro capacità di “affermarsi”, nonostante le loro scarse qualità.
Non penso che sia questo il miglior modo per sollecitare il cambiamento necessario al Paese.
Servono anche esempi virtuosi di persone di origini umili, che siano state in grado, però, di uscire da una condizione di disagio socioculturale e che abbiano avuto la forza di costruirsi un percorso professionale degno di nota.
Purtroppo, al momento, numerosi rappresentati politici e istituzionali sono esattamente l’opposto; soggetti impresentabili, che si esprimono sovente in un italiano precario, che palesano una cultura da bar.
Questo alimenta una politica senza contenuti, incardinata sugli slogan, che parla di razze, che discrimina sulla base del sesso, del colore della pelle, del credo religioso e che incentiva l’adulazione rispetto alla critica.
L’umiltà è una peculiarità importante, se associata al carattere di persone competenti e di cultura; l’origine umile può assumere un aspetto positivo se accomunata alla capacità di affrancarsi da questa condizione sul piano culturale, professionale e sociale.
Fuori da ciò, l’umiltà è una semplice scusa per coprire le debolezze di un percorso politico che dimostra soltanto spregiudicatezza e la personalità di un “social climber”; in apparenza un leone, nella realtà soltanto una “lingua di miele” con i potenti; con coloro i quali possono aiutarlo.

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