Il caso del presunto debito di Ilaria Salis con l’Aler, ci dà la possibilità di disquisire su di un problema devastante sul piano sociale, che nessuno però ha avuto il coraggio di affrontare negli anni.
Gli alloggi “popolari” dovrebbero essere una risorsa per alleviare il disagio abitativo, che riguarda soprattutto le fasce più deboli della nostra società.
Negli anni, però, questo immenso patrimonio della collettività è stato gestito in modo clientelare dalla politica, spesso in un vero e proprio mercimonio in funzione elettorale.
Nella mia esperienza da Sindaco ho potuto constatare i difetti di un sistema nel quale nessuno è responsabile e le dinamiche di assegnazione di una casa, che la legge stabilisce in modo chiaro, diventano una zona grigia impunita e un’espressione del peggior potere.
Com’è possibile che per ben otto anni si siano potuti assegnare alloggi popolari senza seguire il criterio della graduatoria previsto per legge?
In parte assegnate con ordinanze sindacali, in parte senza alcun criterio il risultato è stato che nessuno si è dovuto giustificare.
Una vergogna che si ripete in ogni dove, perché i controlli non ci sono e le responsabilità si confondono, almeno, finché nessuno avrà interesse a scoperchiare, per davvero, il marcio alimentato dalla politica.
Parenti, amici, amanti degli amministratori sono stati i beneficiari per anni di questo diritto, ridotto a privilegio e/o scambio elettorale.
Eppure basterebbe poco, servirebbe soltanto amministrare con onestà e, per disvelare il fango prodotto da scelte discrezionali, indagare con accuratezza da parte degli organismi competenti.
Si straparla del presunto debito di Ilaria Salis, – se davvero esiste è giusto che paghi quanto dovuto allo Stato -, ma non deve rimanere una sterile polemica politica, perché, in un Paese dove un partito condannato in via definitiva a restituire alle casse pubbliche ben 49 milioni di euro fa parte della maggioranza di Governo, una indagine seria di ampio respiro sull’attuale condizione degli alloggi popolari non sarebbe una bestemmia.
Nel nostro piccolo, a Ceprano, dal 2015 e fino al 2024 abbiamo assegnato alloggi Ater nell’assoluto rispetto della normativa, con una graduatoria pubblica elaborata da una Commissione composta da membri esterni e non di Ceprano, stravolgendo quanto era stato fatto negli anni precedenti.
Se ci siamo riusciti noi, perché non potrebbe essere fatto in ogni altro Comune?
Quello che servirebbe e che ora manca è il controllo sui requisiti nel tempo, sul passaggio dai soggetti che avevano diritto ad altri che, abusivamente, si appropriano degli alloggi.
Il controllo sull’evasione degli affitti, che rappresenta una piaga devastante, cui nessuno mette mano, crea il paradosso di avere all’interno degli appartamenti soggetti con più auto, con un buon tenore di vita che non pagano un centesimo di affitto.
Servirebbero, soprattutto nelle grandi città, efficaci controlli antiracket, con un necessario inasprimento delle pene.
Bisognerebbe rendere più vivibili i quartieri popolari, ripensando completamente i nuovi insediamenti, eliminando ogni condizione possa favorire delinquenti e incivili, per esempio, dove esistenti, l’eliminazione dei contatori unici di energia elettrica e acqua: ognuno il suo, per evitare che l’onesto paghi per il disonesto, prevedendo maggiori aiuti ai soggetti obbiettivamente in difficoltà.
Si può fare, si può migliorare un sistema gravemente malato e profondamente iniquo ma deve esserci la volontà politica.
Va bene discettare della Salis e del suo “presunto” debito, purché si vada oltre e si cominci a parlare di riformare un modello distorto di gestione degli alloggi popolari, culla del clientelismo e del malaffare.
Noi nel nostro piccolo abbiamo fatto qualcosa, scommettendo sulla trasparenza nelle procedure e sull’obiettivo di rispettare i diritti delle persone.
Se ci siamo riusciti noi, perché non possono farlo gli altri?
Perché non sognare un’Italia più giusta?

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