Ho letto sui social alcune pesanti critiche alla Cortellesi, rea, secondo qualcuno, di aver posto in discussione delle fiabe per bambini. La Cortellesi avrebbe criticato Biancaneve e Cenerentola in nome di un femminismo inutile ed esagerato. Per qualcuno si sarebbe montata la testa dopo il successo straordinario del suo film.
Ora, per curiosità, sono andato a leggere l’intera trascrizione del suo discorso alla LUISS per l’inaugurazione dell’anno accademico e l’ho trovato straordinario.
C’è un accenno alle due favole che, con tantissima ironia, intreccia alla storia del suo film. Due donne bellissime salvate da principi, che neppure conoscono e la sua protagonista, anche lei una specie di Cenerentola relativamente moderna, che si salva grazie unicamente alla sua forza e per questo crede che ci sia ancora un domani.
Nulla di offensivo verso le favole, ma una riflessione intelligente sul ruolo della donna che, per qualcuno, ha ancora bisogno di un principe che la salvi, non da una subcultura misogina, ma da se stessa, perché incapace di camminare sulle proprie gambe.
Invece, le donne hanno sempre avuto la forza di resistere, di andare avanti, di mettere in gioco la propria vita per rivendicare il diritto di essere liberamente se stesse.
Non ho ancora visto il film della Cortellesi, una serie di coincidenze ha fatto sì che ogni volta abbia programmato di andare a vederlo, non sono poi riuscito a farlo, ma questo non mi impedisce di valutare il suo intervento alla LUISS per quel che è; un grande contributo alla riflessione sul ruolo della donna, in un contesto culturale ancora arretrato rispetto a una parità di genere tuttora inafferrabile.
Sulle favole posso dire che, con le dovute differenze, anche io, in qualità di Sindaco, ho evidenziato, in alcuni interventi pubblici dei punti di criticità verso il ruolo femminile nelle storie raccontate ai bambini.
Se vogliamo davvero cambiare questo brutto presente, dobbiamo iniziare a lavorare dalle scuole materne, insegnando ai nostri figli che non servono principi salvifici, ma uomini e donne che godano degli stessi diritti e doveri.
In tale ottica, si potrebbero cominciare a raccontare favole dove c’è un Principe che uccide il drago e salva la Principessa rinchiusa nella torre ed altre dove c’è una Principessa che uccide il drago, salvando il Principe rinchiuso nella torre.
È triste dirlo, ma secoli di prevaricazione verso le donne hanno stratificato il maschilismo in ogni contesto culturale e sociale, anche a livello subliminale e la battaglia per rimuovere queste incrostazioni non è e non sarà semplice.
Nella musica, nell’arte, nelle norme, nella religione e anche nelle “favole” ci sono elementi di questa cappa oppressiva, che fa della donna un’espressione minore della superiorità dell’uomo.
Solo una consapevolezza condivisa, può cambiare questo inaccettabile stato di cose.

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