Purtroppo, siamo diventati un Paese che fatica a ricordare, un popolo con la memoria da pesce rosso. Questo è un problema serio, perché senza memoria si rischia di fare gli stessi errori se non peggiori del passato.
Un processo di alienazione iniziato alla fine degli anni ottanta dello scorso secolo, esploso alla metà degli anni novanta e progressivamente aggravatosi fino ai giorni nostri.
Questo male è coinciso con un processo di deculturizzazione, che oggi ha raggiunto vette drammatiche.
Un mix terribile che ha il suo acme in rappresentanti istituzionali impresentabili, personaggi che dichiarano la loro ignoranza pubblicamente e che, anche se non facessero certe confessioni, sarebbero sicuramente scoperti per il loro eloquio carente sotto ogni punto di vista.
In questo quadro drammatico, lontano dai libri e immerso nei social, dove l’effimero sovrasta l’intelligenza, anche il termine cambiamento ha assunto connotati inquietanti.
Un tempo, invocare il cambiamento in politica significava aspirare a un miglioramento dell’esistente, a un passo in avanti verso un futuro migliore.
Oggi cambiamento significa tutt’altro, non di rado si trasforma in un passo indietro verso esperienze drammatiche o fallimentari.
Non importa se hai fatto bene, il nuovo cambiamento impone che tu te ne vada in favore di soggetti impresentabili. Vecchi marpioni che, dopo aver fatto danni di ogni sorta, – contando sulla memoria corta degli italiani e su questa involuzione culturale che ha elevato a statisti politicanti che parlano come le persone nei bar -, sono pronti a replicare i loro danni sull’onda di un populismo da centro commerciale.
Rinunciare alla memoria può essere devastante, così come l’indifferenza; limitarsi alla superficie, spesso delineata da slogan da stadio, rappresenta la resa dell’intelligenza all’ignoranza.
Dovremmo tornare a ragionare sulle cose in modo approfondito; dovremmo tornare a studiare il nostro passato, per evitare di cadere negli stessi abissi, che hanno provocato sofferenze e devastazioni; dovremmo tornare ad assaporare il gusto della conoscenza per rispettare gli altri e, soprattutto, noi stessi.
I sorrisi ammiccanti dei venditori di sogni, sovente, si sono trasformati in pianti disperati di uomini e donne travolti dagli incubi.

Lascia un commento