L’Italia, per correre, ha bisogno di trasparenza e legalità.

Ci risiamo. Questo Paese ha estremo bisogno di cambiare per velocizzare le procedure attraverso cui si arriva all’esecuzione e al completamento delle opere pubbliche.
Una necessità impellente, per un Paese in ritardo su tutto e che ora rischia di vedere svanire i miliardi di euro del PNRR.
Quello che lascia davvero perplessi è la strada scelta per cercare di risolvere questo problema.
Invece di eliminare l’acervo di autorizzazioni e sfoltire il numero dei soggetti coinvolti, si è scelto di diminuire semplicemente i controlli, demolendo il sistema di legalità all’interno del quale dovrebbero esplicarsi le procedure.
Prima il nuovo codice sugli appalti, incardinato sulla liberalizzazione dei subappalti e l’eliminazione, di fatto, delle gare. Ora la soppressione dei controlli in itinere della Corte dei Conti sul PNRR.
C’è qualcosa che non torna, perché l’attacco è alla legalità e non alla burocrazia che opprime il Paese.
Un pessimo segnale in un contesto malato per l’elevato livello di corruzione e infiltrazione della criminalità organizzata nei lavori pubblici.
Stanno raccontando una storia che non si regge, un po’ come premiare gli evasori fiscali attraverso i condoni, che umiliano coloro i quali le tasse le hanno sempre pagate.
Io sono un amministratore e con la Corte dei Conti ho avuto e ho a che fare per la situazione pregressa del Comune. È normale ed è una garanzia per lo Stato che ci siano questi controlli, semmai vanno modificate le norme assurde, inutili che purtroppo segnano la pubblica amministrazione in questo Paese.
Leggi vecchie, norme che si sovrappongono e si contraddicono, un numero eccessivo di leggi sono il male assoluto che genera ritardi inaccettabili in uno Stato moderno.
Se a tutto ciò si aggiunge il principio dell’interpretazione, che rende di fatto tutto precario, il quadro diviene drammatico, anche per quanto concerne la responsabilità degli amministratori.
Se si persevera con un sistema che consente l’interpretazione come devono regolarsi i normali cittadini? Senza contare la retroattività che a volte diviene devastante.
No, eliminare i controlli di legalità è un errore drammatico, quello che occorre fare immediatamente è velocizzare le procedure, eliminando le autorizzazioni e gli enti inutili.
Il coacervo burocratico alimenta la corruzione, creando una nebbia all’interno della quale il crimine trova terreno fertile.
Senza dimenticare che l’Italia, vecchia e afflitta da una superlegiferazione acuta, inutile e deleteria conta gli stipendi più bassi d’Europa e un inadeguato livello di protezione dei lavoratori nel privato, che trasforma le persone in moderni schiavi, uccidendo le speranze dei giovani.
La vergogna dei salari, che non consentono di condurre una vita normale, riguarda ogni settore, senza distinzione tra laureati e non.
In questo Paese depresso, dove la crescita del PIL a livello infinitesimale non incide sulla qualità della vita, dove ammalarsi rappresenta un dramma per i costi da sostenere a causa dell’inefficienza del servizio pubblico in mano ai privati, dove lo studio è tornato ad essere un lusso e non un diritto, dove i diritti civili sono compressi da un vento ultraconservatore la possibile perdita dei fondi del PNRR sarebbe una ulteriore tremenda sciagura.
Non è diminuendo i controlli che si migliorerebbe una situazione di per sé tragica, questo eventualmente rappresenterebbe un favore alla criminalità, servirebbero, diversamente, coraggio, competenza e onestà per tagliare una burocrazia soffocante, introducendo procedure snelle e trasparenti capaci di tagliare i tempi, semplificando, contestualmente, i controlli che sono indispensabili ad assicurare un alto livello di legalità.
Sembra un paradosso, ma l’illegalità ha bisogno di inefficienze e ritardi, mentre la legalità necessità di trasparenza e rapidità.

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