C’era una volta il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori.
Tranne i servizi di emergenza, tutti a casa.
Poi, piano piano, è cambiato tutto e, sulla scorta di una responsabilità “tossica”, sempre invocata nei confronti dei lavoratori, il Primo Maggio è diventato un giorno come gli altri.
Negozi e centri commerciali aperti hanno dato la stura a un cambiamento esiziale.
Meno Primo Maggio, meno diritti e più precarietà.
Diceva mio padre che rispettare il Primo Maggio significava rispettare i diritti dei lavoratori.
Manifestazioni sindacali sempre più minute, in favore di piccoli eventi musicali che trovano il loro acme nel concertone.
Lì su quel palco un po’ di politica sindacale, qualche intervento in favore del lavoro, contro la guerra, per i diritti delle donne ma, alla fine, il Primo Maggio è stato travolto dal consumismo e da quel processo, ormai inarrestabile in questo Paese, che ha ridotto drammaticamente i diritti, aumentando spaventosamente insicurezza e povertà.
La responsabilità richiesta ai lavoratori, a partire dall’abolizione della c.d Scala Mobile, ha devastato il mondo del lavoro, trasformando l’Italia in una nazione dove gli stipendi sono i più “piccoli” d’Europa, il Paese del vergognoso “Jobs act”, il luogo dove la precarietà va a braccetto con la povertà.
Complimenti alla politica, inutile parlare della destra che ha fatto e continua a fare coerentemente il suo lavoro favorendo ricchi, evasori e imprenditori, ma ancora più complimenti alla c.d. sinistra che ha picconato se stessa, non difendendo le fasce più deboli e i lavoratori come avrebbe dovuto logicamente fare. Complimenti anche ai sindacati, ovviamente alla loro dirigenza, “incapace” di difendere i diritti dei lavoratori, ruolo per cui sono nati, in nome di una venefica responsabilità che in Italia ha favorito le classi più agiate, gli imprenditori ed ha condannato la sinistra ad essere minoranza lontana da fabbriche e periferie, ormai presidiate da post, neo e fascisti baldanzosi nella loro incommensurabile ignoranza.
Sarebbe bastato che ognuno dei soggetti in campo avesse rispettato il proprio ruolo, per far si che questo Primo Maggio fosse un giorno diverso in un Paese più giusto.
Buon Primo Maggio, con l’augurio che questa Italia al rovescio si ribalti al più presto, mettendo ognuno al suo posto.

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