Personalmente non mi interessa nulla che abbiano tolto l’obbligo della gara per opere fino a 500 mila euro, anzi ritengo sia un errore gravissimo averlo fatto, – vedremo cosa dirà questo nuovo codice degli appalti -, perché è proprio la gara che garantisce un alto livello di trasparenza e una maggiore qualità dell’intervento.
Come Sindaco, per la poca esperienza maturata sul campo, avrei preferito altro, soprattutto, qualche provvedimento che non aumentasse il livello di deregulation nei subappalti, ma eliminasse tutto ciò che di inutile c’è e/o ritarda clamorosamente l’avvio di un opera.
Serve sburocratizzare, eliminare le autorizzazioni e i passaggi inutili, aumentando contestualmente il livello dei controlli.
Le gare non incidono per niente sulla tempistica e il loro regolare svolgimento assicura la qualità dell’opera, con margini di discrezionalità minimi e condivisi.
Ma io farei un passaggio a monte.
Per rendere più efficienti gli enti locali, occorre rivedere a fondo il T.U.E.L., ridefinendolo sulla scorta delle esperienze maturate fino ad ora, con l’obiettivo di fornire uno strumento adatto ai tempi.
L’attuale impianto normativo non regge più e la condizione generale di disagio dei comuni ne è un formidabile esempio.
Questo Paese ha l’assoluta necessità di costruire un sistema normativo moderno, lontano dai bizantinismi e le capziosità odierne, per poter competere con gli altri Paesi e far si, per esempio, che l’utilizzo dei fondi del P.N.R.R. non sia un miraggio ma una concreta possibilità.
Velocizzare per operare, mantenendo i presidi di legalità, soprattutto, attraverso i controlli e severe sanzioni.
Pensare di rilanciare le opere pubbliche attraverso l’eliminazione delle gare e liberalizzando i subappalti è una totale scemenza, perché gli unici che se ne avvantaggerebbero sarebbero i disonesti e i corrotti.
Non affiderei mai lavori per centinaia di migliaia di euro direttamente e non per timore, ma perché, ragionevolmente, l’unico sistema per selezionare la migliore soluzione è proprio la gara e, i tempi di svolgimento, non precluderebbero alcunché.
Invece di esaltare il nulla e iniziative che possono premiare comportamenti illegali, sarebbe il caso di mettere le mani laddove nascono i problemi che segnano drammaticamente il presente e il futuro di questo Paese.
Sburocratizzare è la vera priorità; tagliare enti inutili, sfoltendo l’attuale ginepraio autorizzativo; riformare in modo serio e moderno il Testo Unico degli Enti Locali.
In ultimo e non per importanza, c’è la necessità di affermare criteri certi sul piano normativo e, l’unica strada è quella di rivedere il principio dell’interpretazione della norma da parte di un qualunque Giudice, che mina ogni possibilità di programmazione.
Invece di pensare a (contro)riforme piduiste come la separazione delle carriere o sognare la sottomissione della Giustizia alla Politica, sarebbe il caso di potenziare il sistema giudiziario e rivedere un principio devastante, che riesce ad affossare la possibilità per qualunque cittadino di adeguarsi a una norma, che può essere applicata in modo diverso in base all’interpretazione del Giudice di turno.
Tra la paralisi odierna e la necessità di far viaggiare veloce il Paese, non c’è per forza la soluzione “criminogena”, affossa diritti dei lavoratori.
Con un po’ di impegno e sana conoscenza il percorso da seguire sarebbe quello della sburocratizzazione, – accompagnata da una moderna riforma del T.U.E.L., – con il contestuale incremento dei controlli.
Possiamo essere veloci, concreti in un contesto di assoluta trasparenza e legalità.

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