Un risultato importantissimo, un altro boss di primissimo piano catturato dallo Stato italiano. Un plauso a tutti coloro i quali hanno lavorato incessantemente per raggiungere questo traguardo, con un pensiero alle vittime della mafia. L’importante però è non illudersi che la guerra all’antistato sia stata vinta. Probabilmente, come è stato in passato, questo è un altro momento di trasformazione delle mafie. Pensare che un’organizzazione incistata nei gangli dello Stato, che condiziona l’economia dei territori, che opera sul piano internazionale possa fermarsi perché è stato catturato un boss malato e latitante da trent’anni è un’enorme stupidaggine.
La mafia è più potente quando è silente, quando fa affari di miliardi di euro in ogni settore legale e illegale dell’economia di questo Paese, dell’Europa e del mondo.
Messina Denaro è solo un ingranaggio di un meccanismo immenso, che si muove marginalmente con la violenza ma soprattutto grazie all’opera ignobile di centinaia di professionisti di primo livello, che mantiene rapporti con ogni consorteria criminale del globo e, contestualmente, con pezzi corrotti della politica e delle istituzioni di ogni dove.
Perciò, va bene festeggiare questo risultato ma è necessario attrezzarsi normativamente per combattere in modo efficace le mafie laddove alimentano il loro oscuro potere.
Seguire le tracce del danaro, creare un sistema fiscale efficiente, perché i loro immensi patrimoni sono illegali e celati al fisco, poi combattere senza se e senza ma la corruzione, questa è la via maestra.
L’Italia è ostaggio della corruzione; un Paese malato che non ha ancora dato un volto agli autori dei più efferati delitti contro lo Stato, una nazione inefficiente dove l’onestà non paga.
O si cambia per davvero, ricostruendo anche moralmente ed eticamente il sistema, o ci consoleremo ogni trent’anni con la cattura di un “superboss” mafioso latitante, un macellaio probabilmente non più fondamentale per l’organizzazione, che non cambierà assolutamente nulla nel rapporto contorto e inaccettabile tra Stato e mafie.

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