Quell’immenso, destabilizzante punto interrogativo (?)

In questa fase delicatissima che porterà all’approvazione della legge di bilancio, quello che latita è l’attenzione ai reali problemi del Paese. Discussioni infinite sul limite al contante, problema assurdo per una Nazione che vuole davvero combattere l’evasione fiscale (meno contante, meno evasione), così come parole a profusione sulla separazione delle carriere dei magistrati, – porre i pubblici ministeri sotto controllo della politica è un vecchio sogno di golpisti e piduisti -, ma dei veri nodi che stritolano il Paese neppure un accenno.
L’Italia ha un drammatico bisogno di semplificazioni (meno autorizzazioni, conferenze dei servizi e più controlli), così come ha una disperata necessità di stabilità e certezze, unica via per poter programmare il futuro.
Invece di immaginare meno intercettazioni (festeggerebbero corrotti e mafiosi) o P.M. eterodiretti da politicanti, bisognerebbe mettere mano al maledetto principio dell’interpretazione della norma da parte dei giudici, che causa una perenne, tossica e devastante incertezza.
La norma deve essere chiara e comprensibile a tutti, unico modo per poterla rispettare senza il timore di essere indagati per non aver fatto alcunché.
Un sistema malato, quello che consente lo stravolgimento, ad ogni piè sospinto, di articoli e commi di una qualsiasi normativa, con effetti destabilizzanti su persone, società ed enti.
Tutto è a rischio se un qualunque magistrato può applicare una norma sulla base di una sua interpretazione, magari opposta a quella degli altri colleghi.
Un cittadino come si regola in questo contesto?
La responsabilità non più come fatto certo, ma conseguenza imprevista di un’altrettanto imprevista interpretazione.
Ma siamo anche il Paese con le indennità più alte per gli incarichi istituzionali e gli stipendi più bassi per i lavoratori in Europa.
Una vergogna assoluta, che chiama in causa la pubblica amministrazione, il settore privato e i sindacati, capaci di firmare accordi umilianti per i lavoratori.
Nel settore dove lavoro ci sono indennità, come quella di rischio, pagate pochi centesimi al giorno.
Il terzo mondo in casa, nell’assordante silenzio di presunti sindacati.
Così come indennità che vanno a risarcire tipologie di servizio pericolose o stressanti.
Cifre miserevoli, concordate con organizzazioni sindacali incapaci di tutelare i lavoratori (mi fermo qui).
Una politica lontana dai reali bisogni della gente, un “sistema” ricco e autoreferenziale, corrotto e clientelare che sta portando il Paese verso il precipizio.
Un mondo dove le palesate differenze, sfumano di fronte agli interessi inconfessabili di uomini e donne corrotti.
I paladini dei diritti dei lavoratori schiavizzati, profumatamente pagati, ovviamente di nascosto, dagli schiavisti assassini.
Gente benestante senza dignità, che vende l’anima per 30 danari a criminali e sfruttatori, veri e propri scarti umani la cui coscienza è stata gettata nella discarica dell’immoralità.
Povera Italia col primato della corruzione anche in Europa, che ancora mantiene una scandalosa immunità per i suoi parlamentari, nonostante i ripetuti scandali che ci hanno fatto vergognare in tutto il mondo.
Anche questa sorta di impunità estesa per i nostri rappresentanti dimostra la necessità di cambiare, che non significa ridurre i tempi della prescrizione, altro scandalo tutto italiano, ma riformare, con grande senso pratico ed etico, un impianto normativo assurdo che ha reso la legge “disuguale per tutti”.
Velocizzare e rendere trasparenti le procedure, attraverso norme chiare, significa ridurre gli spazi a corrotti e corruttori.
Significa rendere liberi i cittadini dando il la a quei cambiamenti di cui abbiamo drammaticamente bisogno.
Per avere la dimensione del problema, basta accendere la TV e guardare le facce di chi fa politica.
Gli stessi da 30 anni o giù di lì, vincenti o perdenti e un nuovo apparente fatto dalle solite facce che da oltre vent’anni siedono in Parlamento, senza lavorare e che hanno completamente perso il legame con la realtà.
Spesso ignoranti, sovente maleducati e urlanti si candidano a cambiare l’Italia, senza sapersi grattare il naso con un dito.
Sta a noi cambiare questo esecrabile stato delle cose; eserciti stranieri che possano liberarci da questo oblio, all’orizzonte, non ve ne sono più.

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