Capelli al vento…

Le donne in Iran stanno dimostrando tutto il loro coraggio e il loro valore, lottando, a rischio della propria vita, per la libertà di un Paese oppresso da una criminale teocrazia.
Avere i capelli al vento, può significare il carcere se va bene oppure la morte.
In nome di una religione interpretata nel modo più oppressivo possibile, alla donna vengono tolti diritti e dignità.
L’hijab come simbolo di un’oppressione assurda e antistorica, tragicamente ridicola se non fosse implicata la dignità di ogni singola donna.
Uccise per aver osato sciogliersi i capelli, per aver partecipato a una manifestazione, per aver criticato il regime, per aver guardato mentre avvenivano violenze.
Ragazzine, massacrate per non aver rispettato i dettami di un credo vecchio di oltre mille anni, quando ancora non si conosceva la natura del fulmine o del tuono, un credo che non si è mai evoluto perché strumento di un potere tanto sanguinario quanto retrogrado.
La donna fa paura alla superstizione, alla tirannia perché veicolo di socializzazione e crescita culturale fin dai tempi di Ipazia.
Solo un’incredibile ammirazione si può provare per quelle donne, meravigliose, che lottano in Iran per la loro libertà, che altro non è la libertà di tutto il popolo iraniano.
Ci stanno insegnando come guardare al futuro; insieme a loro tutti quegli uomini che sono scesi in piazza, rischiando anch’essi la vita, per sostenere la lotta delle donne di Persia.
Una via che dovremmo seguire anche noi, uomini italiani, scendendo in piazza contro i femminicidi, per garantire anche qui la parità di genere, contro chiunque e per qualunque motivo adombri una presunta superiorità maschile.
Da noi sarebbe più semplice, non rischieremmo la vita, non ci sarebbe il pericolo di essere massacrati e rinchiusi in un carcere.
Una scelta semplice, indolore ma di civiltà, per rendere questo Paese più avanzato e bello, privo di insulsi pregiudizi che mettono in pericolo le donne e chiunque venga ritenuto diverso.
In fondo una battaglia contro l’ignoranza e il pregiudizio.
Per adesso mi sento vicino alla lotta terribile ed epica delle donne Iraniane e degli uomini che hanno deciso coraggiosamente di sostenerle.
In Italia, prima o poi, manifesteremo anche noi per i diritti delle donne e contro ogni pregiudizio, con la consapevolezza che non potrà esserci un domani migliore di oggi se non si affermerà un modello culturale aperto, tollerante, inclusivo.

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