Quella precarietà eterna, che affonda l’Italia.

Mentre si annunciano nuovi provvedimenti come l’aumento del tetto contante a 10 mila euro, – chi diavolo andrà in giro con quella cifra in tasca – e l’ennesimo condono premia evasori mascherato da tregua fiscale l’Italia resta schiacciata dal peso del suo debito pubblico monstre e da un sistema normativo e una burocrazia assurdi.
Che sia di destra o di sinistra quello di cui ha urgentemente, drammaticamente bisogno il Paese è una riforma seria che alleggerisca il peso della burocrazia, che renda snelle e trasparenti le procedure, che ponga al centro il diritto dei cittadini e il futuro dell’Italia.
Insieme a ciò vanno riviste le norme affinché il sistema possa generare certezze e non precarietà perpetua. Anziché pensare alla separazione delle carriere dei magistrati, si riveda a fondo l’impianto normativo che, ad oggi, impedisce a questo Paese di progettare il futuro, che rende penalizzante l’onestà, che consente a qualunque Magistrato, attraverso l’interpretazione della norma, di stravolgere da un momento all’altro la vita di persone, enti e società, senza preoccuparsi delle conseguenze.
È necessario attuare il principio che la legge è uguale per tutti, non solo per chi ha soldi e tempo.
Ormai è una emergenza fare in modo che ogni cittadino comprenda quella legge, per cui l’ignoranza non è una scusante.
Non cambia nulla se mettiamo un nome diverso, tra l’altro classista, al Ministero dell’Istruzione (e del Merito) quando il sistema rimane lo stesso. Dividere dicasteri per accontentare alleati di Governo, oltre a creare ulteriore burocrazia sovrapponendo competenze, non aiuta a risolvere i problemi che paralizzano il Paese. Semplificare, rendendo più veloci e trasparenti le procedure e rivedere dal fondo il principio di devastante dell’esegesi della legge, per scongiurare l’instabilità sempiterna con l’impossibilità di pianificare il futuro, rappresentano due cardini sui quali impostare un percorso serio di riforme necessarie al Paese.
Pensare di togliere il reddito di cittadinanza in una nazione in cui i poveri aumentano drammaticamente di anno in anno, significa impostare una linea di intervento di matrice ideologica completamente avulsa dalla realtà.
Parlare di presidenzialismo o semipresidenzialismo, ignorando le inefficienze drammatiche frutto della mancata applicazione della nostra Carta Constituzionale, dimostra una preoccupante volontà di governare, anteponendo l’ideologia alla soluzione dei veri problemi dell’Italia.
O ci si rende conto che è necessario rivedere l’impianto normativo con l’obiettivo di semplificare le norme, rendendole intellegibili e univoche, oppure, ci si dovrà rassegnare al caos e ai cambiamenti repentini in un contesto di assoluta precarietà.
O si semplificheranno le procedure riducendo la jungla degli enti competenti su la qualunque, oppure i tempi per la definizione e realizzazione dei progetti resteranno biblici con buona pace della competitività dell’Italia con il resto del mondo.
In troppi, per fare bella figura nei loro interventi, parlano di lotta alla corruzione, un cancro che dilania il Paese.
In concreto, tranne provvedimenti spot, nessuno fino ad ora ha fatto qualcosa per combattere questa patologia che frena e affossa l’Italia.
La corruzione si nutre di cavilli, lentezze, scarsa trasparenza e prospera laddove la burocrazia opprime e ostacola la realizzazione delle opere.
Per questo l’Italia è afflitta da un altissimo livello di corruzione.
L’unico antidoto è rendere scorrevoli le procedure e chiare le norme, in ogni ambito.
I segnali, purtroppo, non vanno in questa direzione, tutt’altro.
Mentre il tempo stringe per salvare il Paese, la politica purtroppo continua ad essere lontana, troppo lontana dai bisogni della gente, dalle necessità di una società che vuole guardare con ottimismo al proprio futuro.

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