Corte Conti: la relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali 2019-2021.

Dalla relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria degli enti locali 2019-2021:
“Il ritorno ad un contesto ordinario potrebbe evidenziare ulteriori criticità attualmente “anestetizzate” dagli interventi emergenziali, oltre ad ampliare il numero dei Comuni in riequilibrio e in dissesto che, di fatto, aumenta ogni anno di decine di enti. Tali andamenti suggeriscono una revisione dell’attuale sistema normativo che renda più efficaci gli istituti in esame, ai fini del superamento delle situazioni di criticità che si sono osservate”.
È un passaggio chiave, questo della Corte dei Conti, che denota come la necessità di rivedere profondamente le norme che regolano la gestione finanziaria dei comuni sia una priorità assoluta.
Se Ceprano è primo nel Lazio per quanto attiene la durata delle istruttorie afferenti ai piani di riequilibrio (oltre 1.700 giorni), non è che altri comuni se la passino meglio e, ciò, rappresenta un ulteriore motivo che giustifica la necessità di un adeguamento complessivo delle norme, che velocizzi, razionalizzi e fornisca prospettive di miglioramento agli enti in difficoltà.
L’ho scritto più volte e lo abbiamo ripetuto nei consigli che questo sistema incardinato sull’art. 243 bis del Tuel non porta da nessuna parte, e, troppo spesso, è solo l’anticamera del dissesto, da cui i comuni non escono quasi mai.
Una catastrofe per le comunità, costrette a subire i disagi e i tagli conseguenti a tali contesti.
Il paradosso per il quale chi fa i danni, poi, si ritrova all’opposizione di chi quei danni deve sanare, rappresenta la cartina tornasole di un sistema cortocircuitato, laddove i sacrifici per superare le difficoltà di bilancio imposte dalle norme, diventano cavallo di battaglia per l’eventuale riconquista degli enti da parte di chi i disastri li ha provocati.
La Corte dei Conti ha relazionato in modo puntuale, mettendo in luce gli aspetti che opprimono gli enti senza risolvere i problemi di bilancio; sta alla politica cogliere i suggerimenti e intervenire urgentemente sul piano normativo, affinché, uscendo dall’emergenzialità si possano creare positive aspettative per il futuro.
Il nostro Paese si fonda sui comuni, spina dorsale di un sistema inadeguato alle esigenze di sviluppo dei territori.
È dai comuni che bisogna ripartire, modernizzando e razionalizzando le norme che regolano la loro vita, procedendo, altresì, a una necessaria sburocratizzazione delle procedure.
Da qui, e soltanto così può partire la rinascita dei territori.

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