Non amo i governi tecnici, così come non mi appassionano le maggioranze multicolori, dove troppi non hanno nulla a che fare con tanti.
Ma il pragmatismo, in alcuni momenti della storia di un Paese disabituato alla concretezza, può salvare il futuro. L’Italia in questo pessimo contesto storico vive una crisi drammatica e tale situazione è aggravata dall’assenza di una decente classe politica capace di rappresentare la maggioranza degli italiani.
Dopo la sbornia degli eletti per caso, ora rischiamo il trauma della politica dello slogan e del pressappochismo, mentre avremmo un disperato bisogno di serietà e competenza. Siamo in mezzo ad una tempesta perfetta, tra qualunquismo, sfiducia, ignoranza, sovranismo, disinformazione, disperazione.
Se oggi gli esponenti del governo fantoccio del tiranno Putin gongolano per la crisi italiana, una ragione, che può far solo paura, deve esserci. Quella di ieri in Parlamento è stata la peggiore rappresentazione di una politica, definirla in questo modo è improprio, folle, autoreferenziale, lontana dai bisogni del Paese, ignorante, arrogante.
Ho provato davvero imbarazzo ascoltando interventi sguaiati, politicamente scorretti, surreali in certi momenti il cui scopo era quello di rivendicare un pezzo di nulla nel mentre si assassinava un Governo.
Non entro nel merito, – anche se si potrebbero dire molte cose relativamente allo scempio compiuto da politicanti senza un perché -, ma non era questo il momento di creare una crisi di Governo.
In fondo ci sono solo decine di riforme da approvare per ottenere i miliardi indispensabili del PNRR, senza i quali questo Paese rischia di sprofondare, ma le fibrillazioni elettorali di rissose compagini, la stupida supponenza di leader da spiaggia (da apericena e cubiste), la temeraria voglia di rivincita dei falliti ha trascinato l’Italia in un terreno minato dove sarà difficile salvare la pelle.
Non mi ha mai affascinato Draghi, che non considero un politico, ma è indubbio che la sua figura era quanto di meglio potesse esprimere il nostro Paese nei confronti di un mondo economico e finanziario che potrebbe stritolarci nel giro di un niente.
Lo abbiamo messo da parte in un modo che ridicolizza l’Italia, per andare incontro a un’alternativa di cui non conosciamo i contorni e, soprattutto, spaventa per la pessima qualità di una parte della classe politica che potrebbe uscire vincitrice da questa prossima, assurda, inopinata competizione elettorale.
Ora inizierà questa campagna elettorale, ricca di nessun contenuto, dove leader urlatori si impegneranno in performance di basso profilo in decine di talk-show. I social saranno inondati di fake news e sulla stampa fioriranno lunghe interviste, dove l’ovvio ridotto all’impossibile sarà il leit motiv di uno tsunami di inutili parole.
Mentre accadrà tutto ciò, il Paese continuerà a barcamenarsi tra crisi energentica e povertà; tra un debito pubblico monstre e il rischio che si paralizzino tutte le opere pubbliche; tra uno Spread in salita e bollette energetiche sempre più care; tra comuni in difficoltà per norme vecchie, inattuali da riformare e una gigantesca evasione fiscale; tra precarietà sempre più estesa e stipendi sempre più poveri.
In questo scenario apocalittico, pandemico e siccitoso l’Italia si avvia a svolgere una competizione elettorale che non risolverà nulla e che se tutto andrà bene ci regalerà una leadership inadeguata, incompetente con la quale il Paese potrà soltanto avviarsi verso il baratro.
Non è una questione di pessimismo, ma soltanto la triste constatazione del basso livello cui è precipitato il Paese, che non consente alcun ottimismo rispetto ad un futuro che si prospetta drammaticamente complesso.

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