Ormai è più che evidente: l’Italia è il Paese delle diseguaglianze, dove il lavoro non esiste e se c’è è retribuito male e senza tutele.
È il Paese dove l’onestà non paga e la burocrazia paralizza tutto, distruggendo progetti e programmi per il futuro.
Quello che è rimasto della Repubblica fondata sul lavoro è un sistema malato e assistenzialista che mortifica la dignità, senza offrire prospettive di miglioramento.
La lamentela sulla mancanza di lavoratori stagionali denota una profonda spaccatura in una società in piena regressione, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e gli altri sempre più poveri.
Pensare che il reddito di cittadinanza sia il motivo per cui non si trovano giovani disposti a lavorare nei ristoranti e negli alberghi d’estate, dimostra la tragedia che l’Italia sta vivendo.
Quattro soldi sicuri, di fatto un piccolo sostegno al di là di stucchevoli e insulse polemiche, sarebbero la causa del sistematico rifiuto a lavorare.
Una stupidaggine assoluta che ribalta la realtà.
Sicuramente il reddito di cittadinanza andrebbe migliorato rendendolo un sostegno provvisorio in attesa di un lavoro dignitoso, ma è proprio quest’ultimo aspetto che troppi fanno finta di ignorare.
In Italia manca la dignità nel trattamento e nelle retribuzioni da lavoro dipendente.
Cito degli esempi perché, in teoria, dovrebbero trainare tutti gli altri settori e, invece, sono l’ennesima riprova di un Paese che ha uno standard inferiore a quello europeo.
Insegnanti, lavoratori di polizia, metalmeccanici, personale sanitario peggio retribuito d’Europa.
Cosa ci si può aspettare da un Paese che permette ciò?
Una vergogna, frutto di una politica malata, incompetente, corrotta che ha sistematicamente depredato l’Italia.
Una nazione segnata da record negativi come il livello di evasione fiscale, la presenza delle mafie e della corruzione.
Si è straparlato a vanvera per anni dell’immigrazione clandestina e della presenza degli extracomunitari, ma nessuno si è posto il problema dell’emigrazione dei nostri giovani migliori all’estero, alla ricerca di un impiego adeguato alle loro professionalità e conoscenze.
In Europa l’Italia non è appetibile per i giovani degli altri paesi europei e questo dovrebbe far riflettere e, magari, fare cambiare rotta sul piano politico.
Invece nulla di tutto ciò.
La politica è incapace di produrre qualcosa di utile a un progresso rispetto al catatonico contesto attuale, e, senza ritegno, continuano i compromessi al ribasso su tutto, che, inesorabilmente, stanno condannando questo Paese dove prospera il peggior clientelismo in Europa.
La crisi sta acuendo i problemi annosi legati all’incapacità cronica di trovare risposte serie alle necessità di una nazione in grande affanno.
In tale quadro, gli imprenditori cui è stato permesso di agire come meglio credevano negli ultimi anni, attraverso lo smantellamento sistematico dei diritti dei lavoratori, si lamentano perché non trovano persone disposte ad accettare paghe di fame a fronte di nessuna garanzia e orari infiniti nel periodo estivo.
Una boutade che cerca di celare il vero nodo legato alla necessità di adeguare stipendi e diritti dei lavoratori.
Basta osservare le statistiche che raccontano di paghe ridotte negli ultimi anni in Italia rispetto agli aumenti a due se non a tre cifre in percentuale negli altri paesi d’Europa.
Gli imprenditori chiedono che lo Stato abbassi le tasse a fronte di un incremento delle paghe.
Peccato che una seria riforma fiscale che possa demolire un’evasione di circa 100 miliardi di euro l’anno è sempre stata osteggiata da quella politica populista e di destra tanto amata proprio dagli imprenditori e dalle fasce più ricche del Paese.
In Italia, a parte le situazioni più piccole e meno complesse, la lotta all’evasione fiscale è improba, per norme cervellotiche, spesso inapplicabili, che alimentano per anni processi e ricorsi, favorendo, ovviamente, chi ha più possibilità economiche e, di conseguenza, l’evasione.
Smettiamola di raccontare stupidaggini per cui i meno abbienti rappresentano il problema.
La realtà è diversa; semplifichiamo, sburocratizziamo, premiamo l’onestà per iniziare un percorso virtuoso, civile, democratico verso un futuro più giusto.
All’uopo occorre rivoluzionare la politica, espungendo gli incompetenti, i corrotti, gli incapaci a destra e a sinistra così da rendere il Parlamento una fucina di idee e buona politica.
Per farlo, però, serve la partecipazione della gente, dei giovani che non devono chiedere permesso, ma pretendere di essere parte del processo di cambiamento senza del quale, l’Italia non avrà futuro.

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