Nell’arrogante follia di un tiranno con la sindrome di Pietro il Grande si coglie un alone di misticismo, nell’ineluttabilità delle sue decisioni contro l’approssimarsi della democrazia alle frontiere della Russia. Non c’entra la NATO in tutto ciò che sta succedendo all’interno dei confini ucraini; l’ignobile aggressione all’Ucraina da parte dell’esercito putiniano, sostenuto sul campo dai tagliagole ceceni del macellaio Kadyrov, è motivata dal terrore che il sistema democratico possa infettare quello costruito negli anni da Putin insieme alla sua banda di criminali, arricchitisi alle spalle del popolo russo. Pseudooligarchi straricchi, in realtà prestanome del novello zar, vagano per il mondo investendo e comprando tutto ciò sia possibile per allargare l’influenza del loro spregiudicato capo. La guerra in Ucraina e le minacce che quotidianamente l’entourage del Presidente Russo fa al mondo e ai paesi limitrofi, dimostrano la pericolosità e l’instabilità mentale di un uomo che ha a disposizione migliaia di testate atomiche, enormi scorte di armi batteriologiche e un esercito sterminato. Non perdere in Ucraina, la guerra e la faccia, significa mantenere il potere che lo sta arricchendo da decine di anni; potere che ha consolidato utilizzando il veleno, il carcere e in generale il terrore contro i nemici e avversari politici.
Che sia uomo legato alla mafia russa è risaputo, ma che potesse alzare così in alto l’asticella dello scontro per mantenere il potere era impensabile per tutte le persone normali.
Ora, dalla folle guerra scatenata in Europa, alle affermazioni allucinanti dei suoi più stretti collaboratori emerge un quadro terrificante di un uomo, che non è solo al comando, ma che è circondato da altri esaltati le cui dichiarazioni trasudano di falsità e misticismo, quasi fosse ineluttabile una estensione del conflitto per soggiogare l’Europa, – che loro disprezzano -, al potere corrotto putiniano.
Questo trust di cervelli in salsa Adjika, ci vede come estensione degli Stati Uniti, senza i quali saremmo una micropotenza quasi indifesa in caso di aggressione russa, sebbene economicamente e anche sul piano degli investimenti militari non ci sarebbe partita con la Federazione retta dal criminale di Leningrado.
Fa impressione, ma dovrebbe far riflettere i paesi europei circa l’esigenza, non più rinviabile, di costruire un vero esercito continentale, razionalizzando gli enormi investimenti sul piano militare, che attualmente non raggiungono risultati paragonabili a quelli ottenuti da Stati Uniti, Russia e Cina, per l’assurda frammentazione esistente tra le nazioni europee.
L’Europa deve cominciare a fare politica, se non vuole rimanere un nano al cospetto di potenze come gli USA, Cina e Russia.
Non sarà facile, ma se neanche questa volta si prenderà questa direzione, il futuro del continente rischierà di essere messo in discussione da altri, che siano amici o nemici.

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