Negare quanto sta avvenendo in Ucraina appare assurdo, se non in malafede.
L’esercito russo, su ordine del Presidente Putin, il 22 febbraio è entrato all’interno dei confini di uno stato europeo sovrano e il 24 ha dato il via alle operazioni di invasione.
Un’aggressione criminale costata migliaia di vite umane, che ha riportato indietro di ottanta anni gli orologi d’Europa. Per la verità un esercito rabberciato, nonostante l’enormità di mezzi, ha fallito clamorosamente gli obiettivi prefissati grazie alla tenacia e l’intelligenza dei militari ucraini e alla generale impreparazione frutto delle purghe putiniane, da cui si è salvato soltanto chi si è prostrato ai voleri del Presidente.
Una guerra criminale, che ha causato e sta causando migliaia di morti tra i civili, già persa da chi pensava di sottomettere l’Ucraina in pochi giorni. Invece il conflitto ancora prosegue con perdite enormi da parte dell’esercito invasore, che paga l’arretratezza tecnologica rispetto all’occidente, le modalità di intervento inadeguate, una confusa catena di comando e anni di corruzione che hanno minato lo sviluppo tecnologico del Paese.
A tutto questo si somma l’intelligenza dei difensori i quali, nonostante un’evidente inferiorità numerica, hanno saputo mettere in atto tattiche intelligenti con cui hanno devastato l’armata putiniana.
Questo senso di impotenza e frustrazione ha scatenato condotte immorali da parte degli invasori, che hanno scaricato la loro collera sulle installazioni civili tra le quali ospedali, scuole, università, massacrando barbaramente uomini, donne e bambini.
Negare tutto ciò è assurdo, anche se non dobbiamo dimenticare che Putin negli anni ha costruito una rete in occidente finalizzata a sostenere la sua politica antidemocratica, dentro e fuori la Russia. Putin definisce questa guerra di aggressione un’operazione speciale e i supporter, di ogni latitudine, mettono in dubbio che ci sia una guerra; Putin mette in dubbio le immagini di carneficine di civili provocate dal suo esercito e i suoi sostenitori per il mondo, mettono in discussione immagini e documenti.
E’ certo che negli anni, attraverso il sostegno più o meno occulto a partiti, fondazioni e organizzazioni, Putin ha costruito un’estesa rete di docili supporter pronti ad appoggiare ogni sua richiesta, dichiarazione, negazione o invenzione.
Poi c’è chi sicuramente in buona fede, ma lì scendiamo nel cerchiobottismo, vede tutto da una posizione di mezzo ignorando quello che la realtà di una guerra criminale, quotidianamente, butta in faccia al mondo. Le immagini dei civili ucraini uccisi con un colpo alla nuca o dilaniati nei bombardamenti sono frutto di una sapiente messa in scena; gli ospedali ucraini rasi al suolo sono stati il prodotto di cannoneggiamenti ucraini, così come le scuole e le università distrutte.
La realtà è un’altra, l’aggressione all’Ucraina, stato democratico e sovrano, c’è stata e la conseguente guerra sono il frutto delle scelte di un uomo solo al comando, senza scrupoli che teme una democrazia troppo vicina ai confini della Russia.
Un caudillo allergico alle libertà, omofobo, appoggiato dalla parte più arretrata e guerrafondaia della chiesa ortodossa che considera la democrazia un sistema debole rispetto a quello russo da lui costruito. I legami con la mafia, le incredibili ricchezze accumulate da quegli oligarchi supini ai suoi voleri, i rapporti inconfessabili con mercenari e assassini di ogni sorta, mobilitati anche per la sua personalissima guerra contro l’Ucraina fanno da corollario a una personalità indubbiamente oscura.
Resta che il nostro nuovo zar, a capo di un Paese sterminato ma economicamente fragile, infarcito di bombe atomiche e corrotti, ha già perso questa guerra criminale.
Il popolo ucraino, l’esercito ucraino, un presidente attore che ha dimostrato di avere un coraggio impensabile, ma fondamentale per la tenuta del suo Paese, hanno demolito l’immagine dell’uomo vincente che, a suon di bombe e missili, si era ritagliato lo psudocondottiero russo.
Ora dovrà salvare la faccia davanti al suo popolo che, prima o poi, con o senza una vergognosa censura, conoscerà la realtà dei fatti che stanno mettendo in ginocchio l’economia di un gigante con i piedi di argilla, che hanno bloccato drammaticamente un già difficile sviluppo economico, comunque, minato dall’alto livello di corruzione.
Adesso, forse, arriverà il peggio per celare un clamoroso, costoso, ignobile fallimento provocato soltanto da lui, da questo zar fuori tempo, che mai si è liberato dei suoi trascorsi nel Kgb.
Scatenerà un inferno di bombe e missili pur di conquistare qualche briciola di territorio ucraino, anche se una vittoria non pare per nulla scontata.
Putin ha fallito clamorosamente e dovrà rispondere dei suoi crimini; speriamo soltanto che il costo da pagare non sia insopportabile per il popolo ucraino e per l’intera Europa.

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