Il diritto di non soffrire senza speranza di guarire

Dopo 37 anni dalla prima proposta di legge e dopo un intervento della Corte Costituzionale, finalmente, il Parlamento discute di una legge sul suicidio assistito.
Un Paese avanzato deve essere in grado di garantire tutti i diritti civili alle persone, che non rappresentano un obbligo, ma la possibilità di avvalersene nel caso un individuo lo ritenga indispensabile.
In questo caso la legge ha lo scopo di alleviare le sofferenze a chi ha una patologia irreversibile che lo porterà a morte certa. Un atto di civiltà che, però negli anni, ha trovato l’ottusa resistenza di chi vorrebbe imporre il proprio punto di vista, che sia religioso, etico o politico, a chiunque. Per questo modo assurdo di concepire una convivenza civile l’Italia si ritrova ad essere indietro sul piano dei diritti civili, con conseguenze gravi sul piano sociale.
Anche in questo caso il testo della legge risente di un’impostazione arretrata, che provoca incertezza, poca chiarezza e discriminazioni tra persone che soffrono e vorrebbero alleviare il proprio strazio attraverso il suicidio assistito.
Mi auguro che il Parlamento, dove purtroppo consistente è la rappresentanza dei gruppi conservatori e ultraconservatori, possa modificare il testo, rendendolo più accessibile e adeguato alla delicatezza di una materia, che deve avere modi e tempi, non solo certi ma, soprattutto, contenuti.
Visti i precedenti e l’ottusità di certi rappresentanti del popolo, non sono molto fiducioso, ma spero di sbagliare.
Quello che balza all’occhio nel testo è la tutela dei medici obiettori che, per quanto afferisce all’applicazione della legge 194, hanno rappresentato una vergognosa iattura.
Se c’è una legge dello Stato deve essere applicata, tanto più se parliamo di dipendenti pubblici.
L’Italia ha estrema necessità di fare passi avanti sul piano dei diritti e dell’efficienza della macchina pubblica.
Non mi pare che stia accadendo ciò e il futuro di questo Paese assume sempre più la forma di un immenso e grigio punto interrogativo.

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