Ancora non ci siamo.
I concetti di rispetto della donna e della parità di genere sono ancora lontani dal trovare una pratica realizzazione nella nostra società. Quello che è successo dopo l’affossamento del DDL Zan in Parlamento, con le urla sguaiate di gioia della parte più arretrata di una politica già di per sé conservatrice, ha palesato una vergognosa rozzezza che, certamente, non può rappresentare le istanze di una società che, per certi versi e solo per certi, è più avanti dei suoi rappresentanti politici.
Una scena disgustosa, frutto dell’ignoranza e dell’arroganza figlia di disvalori che ancora resistono pervicacemente nel nostro Paese.
La diversità è un problema e non riguarda solo l’omotransfobia, afferisce anche alla misoginia quotidiana.
Ancora prevale una cultura fallocrate per esempio nei posti di lavoro e, troppe volte, il ruolo della donna viene svilito da atteggiamenti che sovente sembrano innocui, in realtà celano una mancanza di rispetto che, in taluni casi, sfocia in persecuzione.
Non può andare avanti così.
È vero, c’entra l’educazione e anche l’intelligenza, chi si comporta in modo maschilista è anche fondamentalmente un idiota, ma il lavoro da svolgere per far cessare questi atteggiamenti, inaccettabili in una società civile, è su più fronti. L’educazione nelle famiglie e dai primi anni di scuola, perché la civiltà cresce con l’educazione e la cultura; una prevenzione delle condotte discriminanti sul piano sociale e penale; una decisa repressione.
È disgustoso vedere la stupidità di certi uomini, convinti di essere dei machi ed è triste constatare come, ancora oggi, ci sia una fortissima discriminazione nei confronti delle donne, spesso inermi perché erroneamente convinte che sia l’unica strada per evitare possibili ritorsioni.
Se non cambiamo il nostro atteggiamento nei confronti delle diversità, quello di noi uomini verso le donne non potremo mai considerarci un Paese veramente civile.

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