Pecunia non olet, anche se prodotto dai rifiuti…

Perché una comunità religiosa, con amicizie molto potenti, che si occupa del recupero dalle tossicodipendenze, “decide di investire” cifre enormi per avviare un’attività di trattamento dei rifiuti pericolosi e non, in una zona già martoriata dall’inquinamento ambientale?
In una zona, tra l’altro, che nulla ha a che fare con la propria attività sociale.
Perché una comunità religiosa, totalmente priva del necessario know-how, compie un passo del genere che costerà milioni di euro?
Soprattutto, perché i religiosi, che spingono per questo enorme investimento finanziario, ignorano l’ostilità della comunità che dovrebbe subire questo sfregio, che ha patito e tutt’ora patisce le pesanti conseguenze dall’inquinamento ambientale provocato da criminali senza scrupoli?
Quando accadono queste situazioni, che mettono in discussione valori e principi laici e religiosi, occorrerebbe guardare indietro, la storia dei soggetti per comprendere i loro comportamenti attuali.
Bisogna verificare amicizie, relazioni, rapporti, soprattutto, quelli celati che finanziano certe scelte apparentemente incomprensibili.
Già, perché il cuore dell’assurda e immorale vicenda sta nel capire chi finanzia un’impresa per milioni di euro.
Certamente non saranno le offerte dei privati, i finanziamenti ottenuti per l’attività di recupero delle persone vittime della droga e dell’alcol, ma deve esserci un finanziatore con evidenti interessi nel settore e in quel particolare contesto locale.
Un finanziatore che non emerge leggendo le carte presentate per ottenere le autorizzazioni, ma che nel frattempo ha acquistato strutture e terreni ove la comunità religiosa conta di svolgere l’attività.
Mi chiedo come soggetti timorati di un Dio possano mettere in piedi e perseguire un simile progetto, che, forse, meriterebbe un’attenzione particolare per la poca trasparenza che lo contraddistingue.
Per chi come me ha un profondo rispetto per i valori spirituali, un oscuro contesto, che vede in società una “comunità religiosa (onlus) e imprenditori dei rifiuti”, è il segno che il danaro supera fragili principi, deboli valori per fondere tutto nel magma dell’inconfessabile interesse personale.

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