Ci risiamo.
Per lo scandalo del rave abusivo a Viterbo, schiere di questori da tastiera, capitanati dai soliti politici dallo slogan facile, dicono la loro attribuendo responsabilità a chicchessia.
È indubbio che vedere quelle scene di autentica follia, figlia di fiumi d’alcol e droga a volontà lascia sbalorditi.
Ma ora è inutile sparare a caso sul mucchio, quando da anni flotte di rincitrulliti da musica tecno a tutto volume, imbottiti di qualsiasi schifezza, per bocca, vena o narici invadono qui e là abusivamente spazi dove, alla loro ripartenza, sembrano essere passati gli unni.
Non succede mai nulla e se accade qualcosa non è certamente in grado di rappresentare un deterrente.
La riforma della Giustizia, sulla quale parecchio ci sarebbe da dire, certamente non si è posta il problema delle vittime, dell’adeguatezza delle pene, della necessaria deterrenza che una punizione dovrebbe avere. Neppure questa volta.
Siamo e saremo un Paese senza certezza della pena, con una Giustizia precaria, amato dai lestofanti di ogni dove che qui trovano il paradiso tra leggi, leggine, commi e codicilli. Nessuno politicamente ha il coraggio di dire che la Giustizia e la legalità in Italia sono al fallimento e non da ora.
Poi quando accadono certe assurdità, che esaltano l’impotenza di un sistema sostanzialmente malato, si vanno a cercare le responsabilità.
A Viterbo il rave non doveva esserci, punto e basta.
Ma dato che c’è, nella disperazione dei privati e del Sindaco, autorità ormai svuotata di ogni significato senza reali poteri, ridotta a un misero ragioniere responsabile di tutto e, soprattutto, di folli accantonamenti di bilancio, il comportamento adottato dai vertici locali dell’ordine pubblico era ed è l’unico possibile.
Chi pensa ora di mandare le forze di polizia a sgomberare con la forza quella gigantesca latrina, non ha capito nulla.
Prendiamo come esempio anche questo ennesimo schiaffo alla legalità e cambiamo le norme attuali, dando un maggior valore alla tutela, vera, delle vittime dei reati.
Torno sul discorso della riforma, così chiamata, della Giustizia.
Non è cambiato nulla in meglio, questo è evidente a tutti, anche a chi l’ha votata per rispettare acrobatici equilibri politici. Per ridurre i tempi dei processi andavano fatte altre cose, afferenti alle procedure schiacciate da una burocrazia soffocante e dai tanti interventi per favorire quel personaggio politico o quell’altro.
Le leggi “ad personam” ancora condizionano in modo drammatico i meccanismi processuali.
Nulla di tutto questo è stato fatto, in nome di un garantismo falso e deleterio per la Giustizia.
Il rave di Viterbo è solo una delle tante conseguenze delle scelte drammaticamente sbagliate fatte nel corso degli anni, si pensi anche al demenziale mancato “turn over” nelle forze di polizia, scelte che continueranno a inquinare la vita di questo Paese che, mi auguro di no, non riuscirà a trarre beneficio neppure dai 230 miliardi che l’Europa ci ha messo a disposizione.
Dopo l’ondata di indignazione che le immagini di Viterbo stanno suscitando in tutto il Paese, – un paradiso trasformato in un campo profughi da migliaia di deficienti senza mascherina, rincoglioniti da suoni allucinanti e intossicati da droga e alcolici -, rapidamente si tornerà al tran tran quotidiano e tutto cadrà nell’oblio.
Questa è l’Italia, semplicemente il prodotto delle scelte dei suoi abitanti.
In fondo, trattare con gli organizzatori del rave, un evento totalmente abusivo, pericoloso in piena pandemia da la dimensione del problema Italia, del buio profondo e l’approssimazione che pervade i meccanismi di funzionamento dello Stato.
Sono davvero preoccupato per il futuro, per i nostri figli cui stiamo lasciando un disastro senza precedenti.

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