In questi ultimi mesi di svariati disastri naturali, scioglimento dei ghiacci, piogge torrenziali, caldo estremo, etc. si sente parlare sempre più del cambiamento climatico e dei suoi effetti esiziali sull’ambiente e sull’uomo.
Nonostante da anni si denuncino i pericoli dell’innalzamento della temperatura terrestre, causata dalle attività umane, nel mondo si è continuato a fare tutto come se non ci fossero rischi e, ora, siamo giunti a un punto di non ritorno.
In Cina in un giorno è caduta tanta acqua pari a nove mesi di piogge; gli incendi stanno bruciando foreste e boschi un po’ in tutto il globo; i ghiacciai continuano a sciogliersi; gli eventi estremi si sono moltiplicati in modo evidente causando disastri di ogni genere.
Appelli alla responsabilità arrivano un po’ da tutte le parti, ma a questo punto il tempo potrebbe essere scaduto.
Mi vengono in mente i vari Trump, Bolsonaro, Putin, Xi Jinping e compagnia cantante che considerano i cambiamenti climatici un “non problema” rispetto alle esigenze di un mercato assetato di risorse, unico grande Dio rispetto ai bisogni reali dell’uomo.
Ma non sono gli unici ad aver contribuito al disastro attuale, ci sono anche politici nostrani tra i più attivi nel dire, fino a poco tempo fa, che altre erano le priorità.
Ed ecco la catastrofe che incombe sulle nostre teste.
Nulla di nuovo visto che, periodicamente, sulla terra è cambiato tutto; la differenza è la velocità con cui sta accadendo. Solo decine di anni rispetto ai migliaia o milioni che sarebbero occorsi in un contesto di normale ciclo vitale della terra.
Ci sono decine di città antiche sommerse dal mare; l’ultima (ri)scoperta in ordine di tempo è la leggendaria, ora reale, Heracleion, Thonis per gli egizi. Una città enorme, più estesa di Parigi, che si trova sotto decine di metri di acqua a circa tre chilometri dalla costa egiziana.
Qualche riflessione andrebbe fatta, considerato che parliamo di qualcosa di estremamente reale e catastrofico accaduto all’incirca 1500 anni fa.
Heracleion è soltanto una delle tante città sommerse che si trovano in ogni parte del mondo.
Ora, nonostante quello che sta accadendo, abbiamo addirittura l’arroganza di affermare che le nostre scelte folli stanno distruggendo il pianeta.
Questo, forse, ci ha confuso e portato drammaticamente fuori strada.
L’uomo non sta uccidendo il pianeta, siamo semplici formiche in confronto alla terra, ma sta distruggendo se stesso.
Fino a prova contraria la terra ha circa quattro miliardi e mezzo di anni e per questa immensa sfera roteante intorno al sole essere una palla infuocata o di ghiaccio, composta solo d’acqua o terra cambia poco.
Così come se tutte le città del mondo venissero incendiate o sommerse e tutti gli esseri viventi perissero, per il nostro meraviglioso pianeta non comporterebbe nulla.
Nel suo ciclo vitale tra una manciata di milioni di anni, oppure, qualche migliaio di anni, magari, ricomincerebbe tutto.
Noi siamo ospiti su questo pianeta che avremmo dovuto solo rispettare e curare, per garantirci il più lungo periodo possibile di sopravvivenza. Stiamo dimostrando invece di non essere all’altezza e, secondo me, il pianeta se la ride.
Siamo il nulla rispetto alla terra che noi non potremo mai distruggere, ma stiamo riuscendo nella costruzione dell’ennesima estinzione di massa e, stavolta, non c’entrano i vulcani come 233 milioni di anni fa o un gigantesco asteroide precipitato nell’attuale Yucatán 66 milioni di anni fa, responsabile dell’estinzione dei dinosauri che regnavano sulla terra da oltre 160 milioni di anni!
Stavolta stiamo andando incontro a un’estinzione di massa di una specie giovane (abbiamo circa 500 mila anni), che per la sua protervia e stupidità ha scelto semplicemente di suicidarsi, distruggendo il suo ambiente.

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