Posto che sostenere il fascismo non è una opinione politica, ma un reato, quanto sta capitando a Hysaj, neogiocatore della Lazio, dimostra che c’è una parte di tifo sottosviluppata e pericolosamente fascista, che inquina il calcio e alimenta in generale la violenza. Questa parte minoritaria delle tifoserie, che non riguarda solo la Lazio, gode di un’impunità inaccettabile e si crede talmente forte da condizionare le dinamiche societarie del calcio.
A parte che “Bella ciao” non è una canzone di una parte politica, ma un canto di libertà universale e ancora attuale, che ha contraddistinto la lotta al fascismo nel periodo della Resistenza, la reazione demenziale di quella parte di tifo “fascistizzata”, meriterebbe una risposta ben più forte rispetto ai timidi comunicati societari o una generalizzata corsa a non vedere e non sentire.
Il problema del calcio, sul piano etico e morale, non è certo inginocchiarsi o meno per solidarietà con il “Black lives matter” o, in generale, contro ogni forma di razzismo, farlo mi pare scontato, ma l’esistenza tollerata di squadracce fasciste negli stadi, di veri e propri centri criminali, attestato da diverse indagini, sui quali, però, le società di calcio e non solo, fanno le tre scimmiette.
Così il tifo vero, quello fatto dagli amanti dello sport, dalle famiglie con i tanti bambini resta ostaggio di questa lordura condannata dalla storia, responsabile della più grande tragedia di questo Paese dalla Grande Guerra.
La Lazio non è fascista, così come qualunque squadra di calcio non lo è; occorre però che la maggioranza, quella che tifa col cuore si faccia sentire.
Se vogliamo salvare lo sport, questi nostalgici del ventennio, dalle teste vuote e rasate, vanno perseguiti come nemici della civiltà e la legge per farlo c’è.
Prima però devono essere isolati culturalmente, senza se e senza ma.

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