La questione dei vaccini, semmai ce ne fosse stato bisogno, ha dimostrato ancora una volta i limiti di un sistema Paese segnato da incompetenza, clientelismo, evasione fiscale, corruzione e ingiustizia.
Seppure il Governo si sforzi, come quello precedente, di sostenere un’economia storicamente asfittica ridotta all’agonia da questa pandemia, una burocrazia soffocante impedisce una qualsiasi rapida risposta alle impellenti esigenze delle persone.
Sorvolo sugli antieuropeisti folgorati (apparentemente) all’europeismo sulla via dei duecentoventi miliardi di euro del Recovery Fund, ma lo spettacolo che la politica ha dato di se in questi mesi in Italia è stato davvero penoso. A un Esecutivo rigorista, che ha dovuto affrontare la più grande crisi economica e sociale dal dopoguerra, ha risposto un’opposizione che, a caccia di consensi, ha detto ogni volta il contrario di ciò che ha deciso il Governo, fino a spalleggiare in modo irresponsabile negazionisti e no-vax, per entrare infine nell’attuale Esecutivo.
Un atteggiamento irresponsabile che ha provocato una spaccatura nella società provata dalle indispensabili restrizioni causate dalla Pandemia.
Quello che mi spaventa è che non si sta facendo nulla per ammodernare il sistema e norme obsolete, – responsabili del disastro italiano -, che ci accompagneranno nel tentativo di ricostruire dopo questo tsunami pandemico.
Si ricorre addirittura ai condoni in un periodo come questo, invece di pensare e approvare nuove e più efficaci normative che abbiamo il fine di semplificare la selva di leggi e leggine che rendono folle la quotidianità di privati cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Mi chiedo cosa resterà dopo questa devastazione se il sistema malato che ha distrutto i servizi dello Stato, che ha provocato un debito pubblico assurdo, che ha alimentato una corruzione da paese in via di sviluppo non è stato neppure scalfito.
Occorre semplificare e potenziare il sistema dei controlli, riducendo drasticamente l’acervo di autorizzazioni e procedure a monte, che rappresentano l’humus per il malaffare e le inefficienze.
Vanno tagliati gli enti e rimodulate le competenze, alleggerendo il peso delle incombenze assurde per qualsiasi opera si voglia fare.
Il tempo è l’infrastruttura sulla quale si dovrà investire di più, incrementando il sistema della vigilanza e abbattendo i tempi della giustizia.
Non è pensabile che in questo Paese, collocato in Europa, ci vogliano sei anni per fare un’opera di 150 metri d’asfalto. Terreno regolarmente espropriato, sul quale si è scatenata tutta l’incompetenza, arroganza e inefficienza di più enti.
Una vergogna.
Cosa realizzerebbero in Francia, in Germania, in Spagna negli Stati Uniti in sei anni?
Nella Capitale da trenta anni si cerca di realizzare la metro “C”, opera indispensabile per alleggerire il traffico a Roma.
Il tempo non lo ha rubato la storia della città Caput Mundi, ma le inefficienze scandalose di un sistema malato e corrotto.
Sono persuaso che bisognerebbe scendere da quel piedistallo che ci siamo autoeretti, per il quale ci definiamo la “culla del diritto”.
Non è vero, la condizione in cui ci troviamo ne è la palese dimostrazione. Praticamente non funziona nulla, la Giustizia è in piena confusione e per ottenerla a volte non bastano tre gradi di giudizio; la cosa incredibile è che i contrasti si alimentano sull’interpretazione delle norme e il rispetto delle procedure.
Così, i cittadini non sanno più che pensare se un fatto da un Giudice non è considerato reato e per un altro Giudice lo è.
In questo paradossale tira e molla occorrono anni per ottenere una sentenza definitiva, per non parlare della giustizia civile.
Una follia.
Abbiamo una P.A. inefficiente, segnata da decine di anni di clientelismo ma la Giustizia impedisce ogni forma di “spoils system”, che si limita ai segretari generali.
Un altro disastro causato dalla storica e dolosa incapacità di controllare, anziché soffocare tutto nel mare magnum della burocrazia.
Così tutto si ferma, si espandono le tempistiche fino a raggiungere livelli assurdi.
Ciò sarebbe comprensibile se l’Italia funzionasse bene, invece siamo drammaticamente indietro, molto indietro su tutto.
Se non si mette mano ai meccanismi che muovono lo Stato, neppure i duecentoventi miliardi che l’Europa ci mette a disposizione serviranno a qualcosa.
Semplificare (notevolmente), incrementare i controlli (considerevolmente), sburocratizzare (rapidamente), velocizzare la Giustizia (celermente).
L’alternativa? Il caos, forse.

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