Credo nella scienza, nell’onestà e vorrei essere rispettato…

Siamo nel bel mezzo di una pandemia e certi operatori sanitari e medici rifiutano di fare il vaccino.
Un comportamento illogico che assume contorni drammatici quando, per colpa di questa scelta, altre persone ne subiscono le conseguenze.
Pazienti contagiati da medici e infermieri no-vax.
È folle.
Discutere se sia giusto o meno obbligare, – se così si può definire -, gli operatori sanitari a vaccinarsi è già un paradosso.
Parliamo di professionisti che operano nel campo della “scienza”, per cui inocularsi un vaccino dovrebbe essere la normalità; ma parliamo anche di gente che lavora per lo Stato, sostenuta dai contribuenti i quali, a loro volta, diventano pure pazienti.
Partendo da questo presupposto, tu non puoi essere retribuito dallo Stato e fare come ti pare, mettendo anche a repentaglio la salute delle persone che hanno contribuito a pagare il tuo stipendio.
Ritengo che sarebbe una conseguenza naturale interrompere il rapporto con il pubblico, per andare a fare i no-vax a spese proprie, liberando posti negli ospedali per medici e infermieri più responsabili e rispettosi del prossimo.
Anche a noi operatori di Polizia ci è stata chiesta la disponibilità ad essere vaccinati. Sinceramente non ho compreso il perché, in piena pandemia, si è lasciata la decisione ai singoli, invece di essere un ragionevole obbligo.
Ma questa è l’Italia delle mille contraddizioni e inefficienze.
Mi viene in mente un contesto ancora più grave di persone pagate coi soldi dello Stato e lasciate libere di decidere se intervenire o meno in una determinata situazione.
I medici obiettori di coscienza nei riguardi dell’applicazione della legge 194/78.
Un vero e proprio dramma in alcune aree di questo Paese.
Una violazione gravissima degli obblighi per un medico, che nega, di fatto, un diritto a una paziente.
Una violazione tollerata senza particolari conseguenze.
La 194/78 è legge dello Stato italiano, se tu la disapplichi ti rendi responsabile di un reato e di un comportamento deontologicamente scorretto.
Anche in questo caso non si può pensare a un semplice trasferimento di mansioni, sarebbe ingiusto, ma occorrerebbe procedere al licenziamento per fare posto a medici responsabili e rispettosi della legge. Non può esistere la possibilità di negare un sacrosanto diritto in nome di “obblighi morali, “credo religioso” o di uno squallido opportunismo, perché è la legge che stabilisce quel diritto, tra l’altro, nel caso della 194/78, confermato sia da un referendum popolare che da diverse decisioni della Corte Costituzionale.
Mi rifiuto di pensare che le mie tasse contribuiscano a pagare queste persone le quali, se avessero un minimo di coerenza e un briciolo di dignità, lascerebbero le strutture pubbliche per andarsene nel privato. Immaginiamo per un attimo se questo modo di interpretare la propria funzione a spese dello Stato, questo lassismo, si estendesse in tutti i settori.
D’altronde un poliziotto o un carabiniere potrebbe sentirsi “obbligato moralmente” a non arrestate tizio o caio, nonostante vi siano i presupposti, per i più svariati motivi. Dipendenti dell’Agenzia delle Entrate potrebbero per “credo religioso” non fare accertamenti su chi ritengono povero e così via.
Non è possibile continuare per questa strada.
Siamo il Paese delle contraddizioni, dei furbi, dell’evasione fiscale, della burocrazia e delle più assurde autorizzazioni, dell’ingiustizia, della corruzione e, soprattutto, in Italia l’onestà non paga.
Essere onesti e rispettosi della legge in Italia significa restare sempre indietro.
Questo è l’allegro Paese della interpretazione delle norme, dove due fatti identici, trattati dallo stesso avvocato, giudicati dal medesimo tribunale possono avere sentenze opposte da parte di due giudici i cui uffici, uno di fronte all’altro, sono divisi soltanto da un corridoio.
È accaduto e qualcuno mi spiegasse chi era colpevole e chi no.
Alla luce di tutto ciò, noi semplici cittadini come dovremmo comportarci?
Sembra una barzelletta, ma è la quotidianità in un Paese dove lo Stato arranca da sempre per via di una politica inadeguata, che non ha saputo educare il popolo perché non è stata mai un esempio virtuoso.
Siamo il Paese dei condoni, la prassi più immorale in assoluto per il segnale devastante che si da sul piano etico. Uno schiaffo in faccia alle persone oneste che hanno sempre rispettato la legge e che, prima o poi, si adegueranno anche loro a un andazzo che zavorra l’Italia minandone il futuro.

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