Osservo mia figlia nella sua cameretta mentre da un display segue con attenzione la sua maestra e penso cosa lascerà a tutti noi questa pandemia.
I bambini hanno subito un trauma fatto di paura e isolamenti forzati e mi auguro che il tempo possa cancellare tutto ciò che di negativo hanno dovuto subire, in una fase della loro vita delicata come possono esserlo una preziosa porcellana Jihong o un raffinatissimo cristallo di Bohemia.
Penso ai ragazzi ai quali è stato impedito di socializzare, di vivere la loro età in modo sereno alla continua scoperta di se stessi all’interno di quel percorso che li porterà ad essere donne e uomini maturi. Uno tsunami che ha cancellato la spensieratezza di una età che dovrebbe essere vissuta tra mille esperienze, emozioni e sensazioni, sostituiti dalla paura di un virus sconosciuto e pericoloso. La bellezza dei visi coperta da una mascherina, il calore del contatto annullato dal distanziamento per scongiurare contagi.
Fa tenerezza guardare gli anziani con le loro mascherine tenersi distanti dai propri nipoti perché un contatto potrebbe pregiudicare la loro salute. Si respira quell’amore invisibile che nessuna mascherina o lontananza potrà mai cancellare ma, che in questo drammatico momento, si esprime a distanza di sicurezza tra occhi che si abbracciano senza toccarsi.
Una catastrofe relazionale e affettiva.
Un anno di lontananze, di paure segnato dalla tragedia di una pandemia che ha devastato il pianeta, provocando nuove povertà laddove si pensava ci fosse soltanto una vita serena.
Centinaia di migliaia di posti di lavoro persi a causa della pandemia stanno alimentando la disperazione, così come l’incertezza sul proprio futuro sta alimentando un’ansia per molti drammatica.
Mi vengono in mente le persone ricoverate negli ospedali, lasciate sole senza il conforto di una visita, per evitare che un gesto di affetto si trasformi in un’occasione di contagio.
Una guerra non dichiarata, silenziosa che ha provocato milioni di morti e che sta facendo vivere nella paura un intero pianeta.
Girando per Ceprano sembra di essere in una città spettrale; strade deserte, attività commerciali, tranne rarissime eccezioni, vuote come se da un momento all’altro dovessero piovere bombe dal cielo. Non ci sono i bunker sotterranei, le case sono diventate i nostri rifugi. Si esce solo per necessità, il resto della giornata si svolge dentro le mura domestiche e, per chi ha la fortuna di averlo, nel giardino della propria abitazione.
Nonostante tutto ciò, alcuni fanno finta di vivere come se la pandemia non esistesse e il loro comportamento irresponsabile determina ulteriori fonti di rischio. Non c’è un’età particolare, questi individui possono essere donne e uomini, giovani e meno giovani ed è anche difficile comprendere il perché di questo atteggiamento superficiale e pericoloso.
Forse, far presente che un asintomatico, giovane o meno giovane, rischia in un caso su tre conseguenze permanenti che limiterebbero in modo considerevole la sua futura capacità vitale, potrebbe contribuire a recuperare questi incoscienti.
Non lo so, ma quello che è certo è che i comportamenti posti in essere da questi sconsiderati potrebbero acuire gli effetti del lockdown e la preoccupazione di ulteriori assembramenti, potrebbe diventare il motivo di nuove e insopportabili restrizioni.
Basterebbe avere la consapevolezza che tutti siamo nel bel mezzo di una tempesta, a bordo della stessa imbarcazione e, per questo, dovremmo tutti remare nella stessa direzione.
Non c’è nulla da fare, mi ritornano in mente le immagini dei bambini della loro gioia uscendo rumorosamente da scuola, tutti rigorosamente in mascherina e il display davanti al quale, ora, osservano la loro maestra insegnargli frammenti di vita.
Mi viene in mente il silenzio della villa comunale, con i giochi nuovi e incerottati in attesa da mesi delle corse e delle grida dei bimbi, che giocano spensierati sotto le finestre del palazzo municipale.
Siamo tutti stanchi; ci manca la nostra, spesso vituperata, normalità.
In questo Armageddon tra noi e il virus tutti abbiamo perso qualcosa: chi più chi meno ma le conseguenze di questa silenziosa apocalisse resteranno incise in modo indelebile nell’animo di ognuno di noi.

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