Pochi conoscono la storia di Nino Agostino e del papà Vincenzo, nonostante rappresenti una delle pagine oscure di questo Paese.
Nino era un poliziotto delle Volanti, apparentemente un agente impegnato semplicemente in attività di prevenzione sul territorio.
In realtà, questo giovane onesto e coraggioso, era un uomo di strettissima fiducia di Giovanni FALCONE, per il quale, insieme ad altri agenti di sua totale fiducia, si occupava di scovare latitanti di mafia.
Siamo alla fine degli anni 80 dello scorso secolo, un periodo difficile e pericoloso in una Palermo soffocata dalla mafia. Nino e la sua giovane moglie Ida vengono trucidati il 5 agosto del 1989; lei era incinta di tre mesi e aveva riconosciuto i killer, lui muore cercando di proteggerla.
Da quel momento in poi iniziano i depistaggi su un duplice omicidio che è sembrato subito anomalo.
Il papà di Nino, Vincenzo, da quel giorno non si è più tagliato la barba nell’attesa di fare luce sulla terribile fine del figlio e della nuora, convinto da sempre che fosse stato eliminato per la sua attività antimafiosa.
Giovanni FALCONE, il giorno dopo, davanti alle due bare, disse che quel crimine era stato compiuto contro di lui. Un’affermazione inspiegabile in quel momento.
Anni di vergognosi depistaggi, per coprire una storia di tradimenti e interessi all’interno della quale era stata firmata anche la condanna a morte del Giudice FALCONE e di altri poliziotti onesti e fedeli allo Stato, venduti dai loro stessi colleghi.
Solo dopo 25 lunghissimi anni è arrivata la sentenza di condanna all’ergastolo del boss e feroce killer Nino Madonia, per quel duplice omicidio.
Una storia che contribuisce a disegnare un Paese dove i buoni, quelli che avrebbero dovuto difendere le istituzioni, molte volte, erano malvagi e i cattivi, come sempre, erano peggio di ciò che si potesse immaginare.
Questo sistema corrotto, purtroppo, riguarda ancora ogni livello dello Stato e, per interessi “economici”, inquina inesorabilmente tutte le istituzioni.
Mafia, corruzione e paura vanno a braccetto e condizionano le attività economiche e sociali di questo Paese. Pensare che riguardi solo alcune zone dell’Italia è ridicolo, poiché da troppi anni i risultati delle indagini dimostrano che non c’è zona dello Stivale libera dalle influenze della criminalità organizzata.
Ogni attività che può arricchire è zona di interesse per la mafia, su tutti, la gestione dei rifiuti dietro alla quale si nasconde una corruzione impensabile e poi droga, armi, appalti, etc..
Per questo, la sentenza all’ergastolo di uno dei killer di Nino AGOSTINO deve essere salutata come uno scatto di dignità dello Stato; il prodotto del lavoro senza sosta di uomini delle istituzioni onesti e competenti, che onorano con impegno e serietà la loro funzione istituzionale.
Il mio pensiero va a loro, che per me sono motivo di orgoglio e di speranza in un futuro più libero e con meno paure.
Al papà di Nino, Vincenzo, posso soltanto dire grazie per non aver mai mollato, per aver fatto in modo che la morte di un figlio onesto e coraggioso, per mano di assassini vigliacchi che non hanno esitato a trucidare anche una ragazza incinta, non venisse dimenticata.
Nessuno potrà mai riportare in vita Nino e Ida ma aver saputo con certezza il perché di quell’orrendo crimine, potrà dare un po’ di sollievo a un uomo che ha fatto della sua vita uno strumento per giungere solo alla verità.
Grazie Nino per il Tuo impegno, la tua onesta, per il Tuo tremendo sacrificio; grazie Vincenzo per la tua ferrea volontà e voglia di Giustizia.
Tutti noi vi dobbiamo molto.

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