Resto fermamente dell’idea che la sanità debba essere chiaramente o privata o pubblica.
Due sistemi in competizione e d’eccellenza.
Non può funzionare e infatti non funziona un modello che non è né carne né pesce.
Troppo semplice essere primari di un policlinico e poi lavorare nel privato, magari possedere una bella e costosissima clinica.
Un modello ibrido, dove chi naviga nel mezzo ha tutto l’interesse a boicottare il pubblico per favorire il privato.
Come se un poliziotto o un carabiniere potesse simultaneamente svolgere attività di polizia privata magari utilizzando il proprio ufficio per poi elargire il 6,5% di ciò che guadagna allo Stato.
Ma questo è il Paese delle vergognose contraddizioni.
L’intramoenia non può essere né un modello né una soluzione. In un ospedale dove manca tutto, l’esistenza di stanze lussuose a pagamento stona in modo ignobile e, questa terribile contraddizione, rappresenta al meglio il fallimento di un quadro scritto, sostenuto e difeso da chi, con un meccanismo del genere, può solo guadagnare.
Non va, la pandemia lo ha dimostrato clamorosamente.
Pubblico e privato non possono mescolarsi, tanto più, in un Paese di evasori fiscali anche e purtroppo, in camice bianco.
Il pubblico da mungere e da non far funzionare, per arricchire il privato e le tasche di tanti luminari, come direbbe Crozza, “di un certo livello” che, sul piano morale, sono indegni del giuramento di Ippocrate. Bisognerebbe avere il coraggio di cambiare.
Basta pagare tasse astronomiche per avere un servizio sanitario pessimo, – aspettando mesi per un accertamento -, che arricchisce tanti, troppi evasori.
Mettiamo i tasselli al posto giusto.
Il privato fa esattamente ciò che deve fare il privato, senza soldi pubblici; il pubblico goda delle risorse dello Stato, nell’ambito di un servizio di qualità.
Se dobbiamo mantenere questo modello “bastardo”, – che nel Lazio per esempio ha provocato la chiusura di tutti gli ospedali e un servizio sanitario indescrivibile -, consentiamo il sistema misto in tutti i servizi dello Stato.
Diversamente, vorrei un modello pubblico fortemente legato al territorio, capace di rispondere alle esigenze delle persone, che tratti i cittadini in modo efficiente e dignitoso.
Paghiamo le tasse per questo.
Del privato non mi interessa nulla, purché non attinga alle risorse dello Stato che, i cittadini onesti, alimentano attraverso il fisco.
Servono uno scatto di dignità, norme che siano scritte in modo chiaro da persone competenti e oneste e una politica che pensi davvero ai bisogni delle persone.
Un’utopia?
Preferisco pensare che sia un obiettivo semplicemente ambizioso.

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