La forma che uccide la sostanza.

Ci risiamo.
Una nuova manovra che sicuramente terrà conto delle difficoltà provocate dalla pandemia, ma che, al di là di interventi spot, non aiuterà i comuni sommersi da incombenze e accantonamenti.
Ormai, a forza di mettere da parte fondi, i comuni rischiano di far saltare i bilanci e non poter fare fronte alle necessità dei territori. Una follia che vuole porre fine agli scempi compiuti in mezzo secolo, scaricando tutto sulle attuali amministrazioni, virtuose che siano.
Adesso, non solo paghiamo i debiti maturati molti anni fa, ma i comuni sono sottoposti a restrizioni e formalismi senza precedenti. Personalmente ritengo questa normativa, da una parte inutile, dall’altra contraria all’interesse pubblico che dovrebbe coincidere col benessere delle persone.
Lo Stato non aiuta, in realtà, ma con norme folli, strangola gli enti di prossimità e, questo, per l’atavico difetto di non saper controllare.
Uno Stato incapace di controllare chi indossa le mascherine o meno può accertare la regolarità di una sana e virtuosa gestione finalizzata al benessere delle comunità?
No.
Per questo si preferisce approvare norme assurde, frutto di ragionamenti cervellotici lontani anni luce dai bisogni reali, imponendo preventivamente incombenze insostenibili.
Comuni ricchi, che rischiano il dissesto o che non possono assumere un vigile urbano, perché sforerebbero parametri partoriti da menti contorte. Questi illuminati professori, insieme a quei politici incapaci che hanno approvato siffatte regole, che sono la gioia dei folli, vengano a sporcarsi le mani nei comuni, tra la gente che ogni giorno affronta montagne di problemi. Scendano dai loro dorati e strapagati scranni e vengano a vedere i salti mortali che, quotidianamente, soggetti che quasi per vocazione guidano un’amministrazione Comunale, devono fare per mandare avanti l’Ente. La forma, unica cosa collocata al primo posto per anni in questo povero Paese, sta distruggendo i territori.
È ora che si cominci a guardare alla sostanza, alla realtà, ai veri problemi dei cittadini.
La politica deve scendere dal piedistallo edificato sopra troppi privilegi e deve immedesimarsi nel Paese reale, quello dei bisogni, delle cose da fare.
Per fare ciò il tempo a disposizione è scarso, perché ci stiamo avvicinando inesorabilmente al baratro.

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