La culla dell’impunità.

L’assurda morte di Willy, le violenze sessuali ormai all’ordine del giorno anche di minori, i femminicidi sono tutte facce di una stessa medaglia. Il fallimento di un sistema che non è più in grado di difendere nessuno, neanche coloro i quali sono deputati a proteggere le comunità. Un disastro culturale, sociale e di un sistema giudiziario malato di compromessi e finalizzato a rendere impossibile il perseguimento delle responsabilità, a scapito dei diritti delle vittime o possibili vittime. Si interviene solo a misfatto compiuto, dopo una tragedia perché, va detto chiaramente, non esistono deterrenti e la possibilità reale di prevenire un crimine. Non siamo la culla del diritto, è una colossale stupidaggine. Siamo la culla, semmai, dell’impunità, della lentezza, dell’incertezza. Una politica balorda, fatta da uomini corrotti ha condizionato tutte le scelte sul piano giudiziario, garantendosi l’impunità e trascinandosi dietro, in questa immorale corsa alla salvezza, anche la peggiore feccia dedita al crimine violento. Non c’è un sistema uguale per tutti, ma l’affastellamento di norme “ad usum Delphini” ha generato una Giustizia segnata, dove il censo fa la differenza. La pena è stata modellata in modo da non far più paura, salvo nei reati gravissimi e particolari come quelli di mafia e l’omicidio volontario. Il resto è fuffa, capace di terrorizzare solo le persone oneste. Le forze di polizia sono state sterilizzate nel corso di questi anni, sia per il ridimensionamento folle degli organici sia per un impianto normativo sfavorevole, che ha depotenziato l’efficacia della loro azione. In pratica i territori non sono più controllati dallo Stato, ma sono stati lasciati in balia di ogni sorta di criminalità; da quella organizzata a quella predatoria. La pena per una violenza sessuale certamente non rappresenta un deterrente, così come quanto previsto dal reato di lesioni, ovviamente, non scoraggia i picchiatori. Il problema è che in carcere non ci si va mai, senza calcolare l’assurda durata dei processi e degli anni che occorrono per arrivare a sentenza definitiva. Lo sanno le violente bande di “minus habens”, come quella di Artena, che ha liberamente fatto ciò che voleva fino a quando non ha martirizzato il povero Willy. Fascisti, spacciatori, picchiatori beatamente in libertà a terrorizzare chiunque capitasse a tiro.
E lo Stato? Assente.
Ora ci stupiamo di ciò che è successo e, mentre lo facciamo, altri pregiudicati violentano delle minorenni dopo averle drogate a loro insaputa.
È un sistema ridicolo, malato, al collasso ma non si intravede una cura capace di guarirlo. E questa necessità di impunità della politica e dei suoi amici la si percepisce chiaramente anche nel sistema dei controlli fiscali. Personalmente ritengo che l’Italia faccia pena in questo campo e gli enormi sforzi della G. di F. per scovare gli evasori si infrange su un impianto normativo studiato per non dare fastidio, complicando all’inverosimile i controlli.
Ma tutto torna.
La corruzione alimenta i capitali in nero così come la criminalità in ogni sua forma, per cui, rendere efficaci i controlli rappresenterebbe un rischio enorme per quella politica complice, fiancheggiatrice che tanto si adopera per sopravvivere a tutto.
Perciò non ci stupiamo; viviamo in un Paese senza certezze, privo di leggi adeguate a fronteggiare il crimine e a prevenire la commissione di reati. Così non ce la faremo mai.

Una risposta a “La culla dell’impunità.”

  1. Articolo esemplare e centrato sul cuore del problema.
    Forse fra il fascismo dell’impunità, alimentato dal buonismo di sx ed il fascismo del far West alimentato dalle politiche populiste di Trump, c’è una via di mezzo, ma la politica non sa trovarla. Finirà per essere vittima di sé stessa.

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