Morire a venti anni senza un perché.

Leggo tantissimi messaggi di indignazione per quanto accaduto a Colleferro, dove un ragazzo, Willy Monteiro, è stato massacrato da una banda di cialtroni, violenti che si credevano invincibili. Piccoli criminali senza cervello, disagiati che hanno utilizzato la violenza per farsi conoscere nella loro zona.
Non oso neppure immaginare il dolore della famiglia che è stata colpita da una tragedia assurda, ma che si poteva evitare. Dico ciò assumendone tutte le responsabilità, perché quelle belve prive di materia grigia non sono arrivate all’improvviso, colpendo senza preavviso.
Ma come capita sempre più spesso, sono stati lasciati liberi di fare ciò che meglio credevano, perché il nostro sistema giudiziario non ha strumenti adeguati per fermare nessuno, salvo che non commetta, come era prevedibile in questo caso, un gesto irreparabile.
Adesso inizierà la discussione se sia un omicidio doloso o preterintenzionale; se ci siano attenuanti, chi lo ha colpito provocandone la morte o chi soltanto per dargli una “lezione” e via di questo passo per giungere, come sempre, a una sentenza inadeguata che ferirà nuovamente la memoria della vittima e i sentimenti di chi è rimasto a piangerla disperato.
Questi dementi sapevano bene che nulla si può fare salvo che non si commetta un omicidio, tant’è che se ne sono andati beatamente a bere una birra dopo aver massacrato il povero Willy, convinti, forse, che non fosse morto. Sapevano che, se la loro vittima avesse solo portato i segni più o meno profondi del loro inumano pestaggio, avrebbero potuto tranquillamente continuare a fare i boss del paese.
E’ questo che non funziona in Italia.
Il sistema giudiziario privo di deterrenti che umilia le vittime e , troppo spesso, non punisce adeguatamente i carnefici. Un sistema disarmato contro la violenza, che consente a piccoli e grandi criminali di fare le loro sporche attività senza grossi problemi, salvo, inciampare in un omicidio o reati di mafia.
Questi feroci picchiatori erano conosciuti, come erano conosciute le loro vere attività, ma nessuno ha preventivamente interrotto la loro storia criminale. Quanti quartieri o piccoli paesi subiscono l’arroganza di gruppetti feroci di piccoli criminali capaci di tutto, anche di uccidere, perché lo Stato è spesso assente e, anche quando c’è, non ha armi adeguate per fermarli.
Quando la politica metterà mano una volta per tutte a questo aspetto della vita del nostro Paese?
Prevenzione significa anche armare gli organi preposti contro questo tipo di criminalità, che è solo il primo stadio di un percorso che porterà queste bestie a livelli più alti dove tutto è possibile. Servono controlli continui, occorrono strumenti efficaci a disposizione degli organi dello Stato preposti ad arginare sul terreno queste belve feroci. Poi un impianto normativo adeguato ad infliggere pene e sanzioni esemplari. Non sempre si può pensare di recuperare chi ha fatto del crimine la propria vita. Dobbiamo cominciare ad invertire l’ordine delle priorità, pensando che prima di tutto viene la tutela delle vittime o, ancora meglio, delle possibili vittime.
Lasciamo perdere pentimenti, ravvedimenti che, nulla c’entrano coi collaboratori di giustizia e si ponga al di sopra di tutto il benessere delle comunità, che hanno il diritto di vivere tranquillamente senza essere ostaggio di disagiati mentali, orgogliosi dei loro tatuaggi e delle loro epiche spedizioni punitive contro qualche malcapitato.
L’Italia può rimanere una democrazia simbolo di civiltà anche se inasprisce il sistema contro chiunque attenti alla serenità delle comunità, attraverso la violenza.
E’ il caso che, come Paese, si cominci a dimostrare che lo Stato è più forte dei tanti arroganti pieni di muscoli, con poca materia grigia e senza scrupoli che si divertono a tormentare gli altri.
Prevenzione significa anche questo, ossia, evitare il peggio attraverso la presenza sul territorio delle FF.PP. e norme più severe che isolino e rendano innocui questi violenti, narcisisti, asociali.
Diversamente continueremo a piangere tragedie come quella accaduta al povero Willy, massacrato senza un motivo, semmai esista un motivo per morire in quel modo a 20 anni, nell’attesa della prossima vittima innocente.
Riflettiamo, facendo della concretezza un elemento fondamentale, perché da troppo tempo tutto è lasciato a vergognosi e capziosi compromessi, all’inconsistenza di una severità a parole e all’utopia di teorie buone per un esercizio cattedratico, ma lontanissime dai reali bisogni delle persone.

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