Che splendido Paese il nostro.
Per esempio, si fanno ordinanze per garantire la salute delle persone e poi chi deve farle applicare fa finta di non vedere.
Un posto strano dove per la burocrazia chi è onesto rimane perennemente indietro e i furbi, “detti anche disonesti”, vanno avanti tanto, prima o poi, un condono arriva sempre.
Il Paese dell’incertezza della pena e in ogni branca del diritto.
Non serve neppure rispettarle le norme, perché poi arriva qualche sentenza della Corte Suprema o della Corte Costituzionale, che cambia tutto e tu diventi pure fuorilegge.
In questo contesto, tutto è concepito per ostacolare indagini e controlli, affinché, dove non arriva la corruzione, l’onestà è, comunque, impotente.
Ovviamente, nel Paese dell’incertezza è aumentata a dismisura la precarietà, per cui la vita è un gigantesco terno al lotto, con i giovani sempre più orientati ad andarsene lontano.
È un Paese strano l’Italia, magari non si persegue la peggior forma di clientelismo e poi si cercano i cavilli per indagare qualcuno che ha fatto del rispetto delle regole la sua stella polare, ma era “scomodo”.
La pandemia non ci ha migliorato, semmai, ha tirato fuori il peggio da chi già era poco di buono.
Il Paese della superficialità, delle carriere costruite sulle raccomandazioni e la politica. Le qualità professionali e morali restano un’opzione poco importante.
Non siamo riusciti a fare i conti col fascismo, per cui l’Italia Repubblicana ha mosso i primi passi con la medesima classe dirigente del regime che aveva portato alla rovina la Nazione; non siamo riusciti a cambiare tra Prima e Seconda Repubblica e un’intera classe politica è rimasta la stessa.
Non è servita “Mani Pulite”, perché ora la corruzione è un male ancora più profondo e troppe stragi sono ancora senza colpevoli.
Dopo Rocco Chinnici, Falcone, Borsellino abbiamo preso contezza che la mafia non è il sud, ma tutta Italia; la mafia è più potente, più invisibile, ben incistata nei gangli della politica, delle istituzioni, delle professioni.
È il Paese dei passaggi da destra a sinistra e da sinistra a destra, sognando sempre il centro, in una corsa al contrario, con il trascorrere del tempo che peggiora il livello e annienta la cultura di una politica sempre più vuota e caciarona.
Ma tanto noi siamo quelli che aspettano sempre qualcuno che arrivi promettendoci ricchezze, lavoro e, magari, un impero.
L’uomo solo al comando, l’uomo della provvidenza.
Sappiamo come è andata a finire ogni volta, ma l’ignoranza che porta a disinteressarci delle cose che ci sono già capitate (storia, questa sconosciuta), facilita un ciclico processo di affascinamento per l’uomo forte, quello dal balcone, quello scenografico (una volta calvo con le mani ai fianchi, un’altra volta coi capelli tinti e il viso truccato), che hanno rappresentato in modi diversi un disastro per il Paese.
A questo punto non so se ce la faremo a costruire un futuro migliore.
Senza ideali, senza un progetto, senza un impegno serio, ignorando chi parla dicendo cose sensate la storia è semplicemente destinata a ripetersi.

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