Come si sa l’Italia è un Paese di allenatori, ingegneri, statisti, medici e, ora, virologi, epidemiologi, psicologi anche dell’infanzia. Questa nostra qualità unica ci ha portati ad avere dei risultati straordinari avendo battuto diversi record nelle discipline “debito pubblico” , “corruzione”, “lentezza della giustizia”, “burocrazia asfissiante”, etc.. Non perdiamo il vizio di dire la nostra su tutto, in particolare, sulle cose che conosciamo meno, sfidando sui social professori universitari, scienziati, ingegneri e chi più ne ha più ne metta. Una confusione tale che, la costruzione della torre di Babele, in confronto, sembra il momento dell’alzabandiera in una caserma. In questo florilegio continuo di post più o meno lunghi si staglia l’immensa cultura di chi non sa neppure allacciarsi le scarpe da solo o non conosce la differenza tra un aeroplano e un aquilone. Ma siamo così, la nostra italianità si evidenzia anche in questo modo presuntuoso e villano all’interno dei dialoghi colti e forbiti sui social, dove ognuno si sente ciò che crede di essere, quindi, se io mi ritengo un chirurgo, pur avendo fatto la terza media, ho il diritto di spiegare come si asporta un’appendicite a chiunque. Si potrebbero scrivere dei tomi sulle cretinate espresse nei modi più assurdi sulle pagine di Facebook, sugli insulti, spesso all’intelligenza, che campeggiano sulle pagine degli utenti. La vittima più illustre di questa guerra dichiarata al buonsenso è l’educazione. Una vittima tragicamente scomparsa a causa dei colpi inferti per mezzo di insulti, arroganza e stupidità. La consolazione è che questa è una parte dell’Italia, quella più caciarona, inconsistente, insulsa. Di là c’è un altro Paese, dove ci si impegna quotidianamente per affrontare i problemi, per mandare avanti una Nazione da 60 milioni di abitanti. Più silenziosa, ma più bella che, tra mille difficoltà, costruisce pezzetto per pezzetto un futuro messo a rischio continuamente da eventi, spesso, non prevedibili.
Una cosa però ci tenevo a precisare. Allarme e allarmismo sono due cose profondamente diverse. Allarmare una comunità, significa metterla in guardia e prepararla a un certo evento, più o meno pericoloso. L’allarmismo, diversamente, produce panico ed è quasi sempre infondato.
Pertanto, prima di straparlare e fare pessime figure, sarebbe opportuno impegnarsi un pochino per comprendere il significato delle parole.
Dopodiché resteranno le strumentalizzazioni che, la storia ci insegna, non potranno mai essere abolite. Così come non potrà essere abilità quella politica d’accatto che, solleticando gli aspetti peggiori dei comportamenti umani, cafonaggine, arroganza, razzismo, egoismo, misoginia cerca di acquisire consensi per rimanere altri anni seduta sugli scranni del Parlamento o a non fare nulla o a combinare danni alla Nazione. Una politica fatta da presunti leader, che si limitano a ripetere a pappagallo ciò che la gente vuole ascoltare, seguiti da una pletora di diseredati, frustrati, nostalgici che aspirano ad essere qualcuno senza avere alcuna preparazione se non una stupida fedeltà al capo.
È l’altra Italia che deve sconfiggere questa mostruosità, quella impegnata, che lavora, che pensa seriamente al futuro. Non sarà facile, ma l’umiltà, unita all’impegno e alla serietà, potrebbero rappresentare l’arma in più per battere la pessima e volgare politica del nulla sovranista.

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