Cogito ergo sum?

Ho sempre pensato che i personaggi famosi fossero degli esempi, dei riferimenti, delle figure da imitare per le loro straordinarie qualità. Ultimamente, – tra l’altro in un contesto difficile come quello che stiamo vivendo per la pandemia -, i mass-media sembrano dare spazio a protagonisti di nulla, che però, in un quadro superficiale e vuoto come adesso, assurgono a esempi (da evitare).
I campioni di questo “vuotismo” sono senza ombra di dubbio i personaggi che affollano i reality e che, al massimo, riescono a discettare sui disegnini del loro costumino, mentre si concentrano nell’attività di seduttore o seduttrice della domenica.
Belle e belli impegnati, quotidianamente, a dimostrarci l’infinita assenza di un qualcosa di culturalmente utile a far lavorare quei neuroni che, a fatica, si dimenano tra un “wow” e un “ma va?”.
Energie profuse in quantità per discutere di delusioni, tradimenti, innamoramenti, tra posture “machiste”, labbra lievitate e zigomi trigonomètrici che accentuano, nel cittadino mediamente intelligente, una sensazione di vuoto e il desiderio di cambiare immediatamente canale, salvo che non voglia dimenticare patimenti e dolori immergendosi nel niente cosmico.
Ora, questi bei prodotti di una televisione abbastanza cafona e insignificante cominciano a pontificare su tutto, ovviamente, suscitando tanta comprensione per i tentativi di smarcarsi dallo zero assoluto che pervade le loro performance.
Questi (non)artisti della moderna (non)TV, pagati profumatamente per rincoglionirci, ora ambiscono a dire la loro sull’uso delle mascherine, sulle origini del Covid, insomma, su argomenti al di fuori della loro portata.
Nonostante questo “big-bang” di “nullismo”, per tanti giovani e non solo, il (non)pensiero di siffatti divi moderni assume anche una particolare rilevanza.
“Pinko Palla” non vuole indossare la mascherina; “Zappetta” ha detto che non devono chiudere le discoteche. Uno normale, con un po’ di sale in zucca direbbe, anzi; uno normale non direbbe nulla, perché questi campioni di “bellismo” neppure li conosce.
Ma c’è una parte di società, non solo ragazzi, che invece da a loro un’importanza fondamentale nell’elaborazione di pensieri confusi e post sgangherati da condividere sui social.
Un po’ come gli appelli contro un eventuale vaccino che ci renderebbe schiavi, perché attraverso il mercurio, utilizzando le antenne 5G, qualcuno, che non si sa bene chi sia, forse gli alieni ma ho i miei dubbi, ci controllerebbe a distanza. Teorie basate sulla speranza che la gente abbia, nel periodo estivo, tutta la materia grigia in ferie.
Personalmente ritengo che queste persone abbiano la stessa possibilità di affermare qualcosa di serio e importante, nella loro “luccicosa” e “plasticosa” vita, che ho io di vedere atterrare i marziani a Ceprano.
In ogni caso, posto che ognuno può dire ciò che pensa, oppure, ritiene di pensare è fondamentale che chi ascolta o legge abbia la capacità di discernere ciò che è giusto e reale, da ciò che è ingiusto e inesistente.
Il mio appello, ripetuto fino alla noia, è quello di informarsi sempre prima di dare giudizi; di cercare riscontri attraverso fonti attendibili e, soprattutto, non cercare solo conferme a ciò che più ci piace o fa comodo. Una verità spesso è scomoda e per trovarla occorre cercare in modo serio e coraggioso.
Adesso, ancora di più, bisogna informarsi perché in gioco c’è per davvero la salute di tutti e il nostro futuro. Come al solito le abituali fonti di diffusione di fake-news, al servizio della peggiore politica, ci stanno inondando di informazioni farlocche, inventando il mostro che non c’è, per celare il mostro che invece c’è ma politicamente non va bene.
Lo ammetto sono ripetitivo (repetita iuvant, spero) ma, pensando all’eclissi della ragione, evidente dalla tanta immondizia che campeggia sui social e non solo, cerco di sollecitare un moto di reazione, affinché la logica torni a determinare il ragionamento e il pensiero torni ad essere un esercizio mentale capace di sviluppare, maneggiare, concepire il rapporto tra le informazioni custodite nella memoria.
Sembra complicato, in realtà basterebbe evitare le semplificazioni, la “sloganizzazione” delle soluzioni che, la vita vera ci insegna, non sono mai scontate ma il frutto di un intenso lavoro di analisi, approfondimento e confronto tra competenze e idealità diverse.

Una risposta a “Cogito ergo sum?”

  1. A scuola m’insegnavano il significato delle 10 P
    Prima pensa poi parla perché Parola poca pensata porta pena
    🤷‍♀️

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