Che l’Italia viva un momento poco felice lo dimostra il livello culturale di taluni politici assurti a leader, senza avere alcuna qualità che possa giustificare un tale risultato. Personaggi di bassa caratura, il cui impegno quotidiano è rappresentato dal ripetere all’infinito slogan insulsi, penultimatum e frasi sconnesse da un qualunque serio ragionamento. Eppure, in un contesto dominato dalla sfiducia e della rabbia, questi politicanti rozzi e ignoranti, capaci di grugnire slogan xenofobi, intercettano un consenso superficiale fatto di risentimento e pigrizia, ovviamente, nell’approfondire ciò che viene propinato da questi leader surrogati. Rappresentano indubbiamente un pericolo per la capacità di diffondere messaggi sbagliati, come quelli di non usare le mascherine contro il Covid o, ancora peggio, negare l’esistenza di un virus che ha mietuto centinaia di migliaia di vittime contagiando milioni di persone. Per tutto ciò non c’è una ragione seria, se non il tentativo di intercettare il consenso degli scontenti, degli esasperati dalla lunga quarantena, di quelli che temono per il proprio posto di lavoro. Un messaggio devastante, tanto rischioso quanto folle, proferito da chi, da Ministro, in mutandoni ballava l’inno d’Italia al mare tra cubiste e aperitivi. Sono la stura dei peggiori istinti politici, capaci di mettere in discussione anche le fondamenta di questo Stato antifascista nato dalla Resistenza.
Il dado è tratto per una politica che offende l’immagine di questo Paese, che bacia i crocefissi e ignora la solidarietà; che dice “prima gli Italiani” e poi ruba milioni di euro e apre conti all’estero.
Non può essere questo il futuro.
Sarà difficile, una strada in salita, ma nella direzione opposta rispetto a questo nullismo, revisionista e corrotto, che ci vorrebbe fuori dall’Europa tra le braccia di uno Zar.

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