“Un giorno, ci sarà bisogno d’un visto per passare dal 31 dicembre al 1° gennaio.”*

A proposito di semplificazioni e di un possibile ammodernamento del nostro Paese, mi vien da pensare ad alcune situazioni che potrebbero capitare a chiunque di noi. Un vicino molesto che non ci lascia in pace, la musica assordante proveniente dai locali che magari si trovano a fianco o sotto casa, un inquilino del condominio che infastidisce gli altri, la semplice richiesta di un risarcimento. Tutte situazioni che uno nella vita deve pregare di non trovarsi mai ad affrontare, sarebbe un disastro. Partiamo dal fatto che le tutele sono tutte in favore di chi crea il problema, le vittime generalmente sono poco considerate in Italia, ma tentare di risolvere qualunque di queste spiacevoli condizioni significa imbarcarsi in un’avventura terrificante, che può durare decenni. Anche in queste piccole cose si denota il fallimento del sistema giudiziario, ma direi della legalità in questo strano Paese. Essere “per bene” significa subire senza quasi possibilità di tutelarsi, a meno che per tutela non si intenda un procedimento senza fine. Un disastro provocato dalla ricerca maniacale di protezioni, non per le vittime, ma per i carnefici. D’altronde negli anni la politica ha ritenuto morale ogni sorta di condono, danneggiando così gli onesti che, in Italia, troppo, troppo spesso restano indietro in tutto. Il Paese del clientelismo selvaggio, che ha premiato negli anni i “figli di”, lasciando indietro i migliori. Siamo talmente assuefatti a queste ignominie che non ci stupiamo più di tanto se ancora accade che nei concorsi passino i raccomandati anziché i più bravi. Poi ci chiediamo perché non funziona praticamente nulla. Nonostante tutto ancora non si vede la luce in fondo al tunnel e, seppure questa Italia rischia di rimanere definitivamente indietro in Europa, tuttora non si prospetta niente di nuovo in merito alle necessarie semplificazioni. La politica si contorce intorno a una questione che rappresenta una parte di se stessa. E’ come chiedere a una persona di amputarsi un braccio. Il clientelismo che ha prodotto questo immenso disastro è il frutto della pessima politica che ha governato dal dopoguerra il Paese. Le tante norme che si sommano, sovrappongano, contraddicono non sono un caso ma il costante lavorio per trovare accordi e accordicchi capaci di accontentare tutti, ammazzando l’Italia. Enti inventati per risolvere i problemi che a loro volta ne vanno a creare altri, quando sarebbe bastato sfoltire la foresta di norme che opprime il sistema. Bisognava dare posti per far quadrare gli accordi che a loro volta dovevano sistemare gli interessi di casta, senza risolvere i problemi della gente. Non ci siamo ancora e, forse, non ci saremo mai.
Le discussioni che ci riportano i media sui provvedimenti che il Governo intende prendere in questo periodo disgraziato lasciano interdetti. Ancora lo scontro tra presunti leader sta condizionando un dibattito che doveva essere scevro dalle inutili e stucchevoli dinamiche di una politica da Prima e anche Seconda Repubblica. Restano i cavilli, gli esercizi ragionieristici di norme scritte sulla Luna, le assurde competenze, le decine di folli autorizzazioni, le autorità onnipotenti perché unte dal Signore, le commissioni “à la carte”, le voci di condoni, le lungaggini processuali e quelle burocratiche, mancano i controlli e nel frattempo l’Italia langue. In questo contesto l’opposizione, che dovrebbe essere il pungolo con proposte razionali e innovative, è soltanto un acervo di istanze strumentali e slogan triti e ritriti.
Forza, manca poco, l’Italia sta morendo mentre i medici in stato di confusione si affannano e si accapigliano attorno al suo letto, litigando su chi debba firmare il referto.

*Robert Stemberg

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