Lo scontro sul MES ora appare davvero assurdo.
Accedere al Fondo, alle condizioni favorevolissime legate all’emergenza COVID 19, ci permetterebbe di intervenire finalmente sulla disastrata sanità di questo Paese. Ne abbiamo assolutamente bisogno e, in questo momento, il NO ideologico del M5S sembra un’ottusa posizione di principio. Non si tratta di coerenza, ma di una pervicace mancanza di progettualità, unita all’assenza di ideali politici che possano sostenere l’impegno immenso che grava sul Governo in questo momento.
Almeno, si proceda speditamente e seriamente sulla via delle semplificazioni.
Sia chiaro, non una manna per furbi e criminalità ma un’intelligente velocizzazione delle procedure legate alle opere pubbliche e, in generale, alle attività di questo Paese.
Seppure prosegue la tradizione invereconda dei condoni più o meno mascherati, così da lasciare indietro perennemente gli onesti rispetto ai disonesti, la speranza è che questo provvedimento di cui si parla favorisca soltanto ciò che di legittimo è stato iniziato o deve cominciare.
Non è facile immaginare un percorso così virtuoso, considerata la storia di questo Paese e una politica fellona che non ha mai avuto il coraggio di schierarsi contro i furbi.
Ora, però, c’è la possibilità di dimostrare che l’Italia ha davvero intenzione di cambiare, adeguandosi ai più avanzati Paesi europei. Vero è che, se non si fa uno scatto in avanti, l’Italia stavolta muore, per cui qualche speranza in più c’è.
Personalmente mi aspetterei una contrazione del numero degli enti competenti sulla qualunque; un maggiore utilizzo dell’autocertificazione, con pene “esemplari” per coloro i quali attestano il falso. Un generale snellimento delle procedure evitando enti “monstre”, che possono intervenire trasversalmente su ogni opera, bloccando, ritardando, modificando a proprio piacimento. Mi aspetterei controlli più efficaci per contrastare le infiltrazioni criminali, alleggerendo un sistema normativo penale fondato sull’incertezza. E poi una riforma del T.U.E.L. incentrata sulla “necessità di fare”; una riforma che ponga al centro l’interesse pubblico e i bisogni delle comunità e non gli arzigogoli capziosi di commi scritti da chi non sa neppure lontanamente (o non l’ha compreso) cosa significhi amministrare un Ente.
Contestualmente si metta mano sulla questione degli accantonamenti nei bilanci degli enti, che rappresentano una follia, mi riferisco in particolare al fondo crediti di dubbia esigibilità, capace di sottrarre ingenti risorse da investire sul sociale e nel territorio, ponendo a rischio gli stessi bilanci.
Per adesso restano speranze, mentre ancora c’è chi dice no al MES, ignorando testardamente i bisogni del Paese o si consente di sanare abusi chiudendo in faccia la porta agli onesti.
Vedremo.
Intanto l’Italia è in prossimità del baratro; forse non ci finiremo dentro, perché magari resteremo impantanati nelle sabbie mobili dell’inconsistenza politica, unita alla nostra proverbiale presunzione di essere i migliori cui tutto è dovuto.
Questa volta gli altri Stati europei non sembra siano disposti a lasciarci fare come al solito, con risultati pessimi. Non si tratta di una cattiva Europa o di irragionevoli leader politici.
Sono arrivati i nodi al pettine e un Paese dove l’evasione fiscale è incommensurabile, la corruzione è a livelli parossistici e la burocrazia affossa ogni tentativo di rilancio non può più pretendere senza dare garanzie.
Cominciamo a fare cose serie; diamo un segnale di cambiamento reale, perché altrimenti sarà davvero difficile far pagare ad altri le nostre incapacità.
Si, stavolta la vedo dura.

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