Le norme devono adeguarsi ai bisogni, non il contrario se vogliamo correre…

Se qualcuno mi chiedesse qual è stato il nemico peggiore in questi sei anni da Sindaco io non avrei dubbi a rispondere. Non è stata certamente l’opposizione, che ha svolto la sua parte; non sono gli insulti sui social, espressione di una società profondamente segnata da anni di crisi e da una politica, troppo spesso, non all’altezza; non sono stati i debiti ereditati, che stiamo cercando di onorare districandoci in un labirinto di norme, codici, codicilli da fare impazzire.
No, il nemico peggiore e’ stata ed è una burocrazia assurda, deresponsabilizzata e priva del contatto con la realtà. Una battaglia continua, quotidiana che sono costretti a combattere tutti i sindaci di questo Paese. Fare 150 metri di strada, nulla di trascendentale, significa aspettare sei anni e questo la dice lunga sulla folle condizione di questa Nazione, soffocata da decine di enti inutili e competenze assegnate qui e là senza logica.
Non esiste neppure una certezza.
Rispetti tutte le norme e poi ti dicono che sono cambiate e ti costringono a ricominciare.
Vale per il privato così come per il pubblico. Ogni giorno ti alzi e aspetti una comunicazione di qualche ufficio ministeriale o similari, che ti costringe a rincorrere tempi e risorse. Che razza di Paese è questo, dove tutto è incerto e per fare un’opera pubblica bisogna aspettare anni tra la progettazione di massima e l’inizio dei lavori. Una giostra impazzita dove tutti hanno diritto a intervenire, di esercitare il loro potere fine a se stesso mentre i comuni languono e devono trovare risposte alle comunità in mezzo a queste sabbie mobili.
Norme vecchie, meri esercizi di un diritto presuntuoso e inefficace, a fronte del bisogno sempre più forte di un sistema all’altezza dei tempi, che possa rispondere alle esigenze delle persone e preparare un futuro migliore.
Un veterosadismo preventivo che fa a pugni con la mancanza di un sistema incentrato sullo snellimento delle procedure, contestualmente a meccanismi che garantiscano controlli seri e zero condoni. Perché in questo Paese se sei onesto e rispetti le norme, troppo, troppo spesso, grazie alla logica “condonizia”, resti indietro e subisci pure una beffa.
In questi giorni sto sentendo mille proposte per rilanciare il Paese, ma se non partiamo dal ridimensionamento della burocrazia, dallo snellimento delle procedure, dal superamento di una tutela del territorio maniacale e facilmente aggirabile da chi commette abusi o da chi trova sempreverdi scorciatoie, da una giustizia civile certa e veloce l’Italia non ce la farà.
Investire miliardi di euro per poi bloccare tutto in un rivolo di autorizzazioni, in un coacervo di obblighi e competenze, significa produrre il nulla.
Cambiamo davvero l’Italia, partendo dal ridimensionare il peso di una burocrazia insensibile ai bisogni del Paese, lontana dalle legittime aspettative delle persone, deresponsabilizzata e terreno di coltura per la corruzione. Ridimensioniamo il ruolo di enti assurti a livello di divinità intoccabili, in grado di bloccare tutto e trasformare, nella testa di zelanti quanto incapaci funzionari il vecchio in antico, il rame in oro.
Ascoltiamo i sindaci che vivono quotidianamente il peso di una istituzione di prossimità, profondamente legata al territorio e alle persone, impegnati a trovare soluzioni ai bisogni delle persone. Ripartiamo dal concreto e non dall’inutile e fantasmagorica teoria. Invertiamo la logica per cui è la realtà a doversi conformare alle norme e non la legge ad essere concepita per rispondere ai bisogni della comunità.
Non c’è tempo; occorre costruire adesso un futuro migliore rispetto al passato e al presente segnati da questa pandemia e da mille storture.
Ce la possiamo fare, occorre solo che la politica ne abbia voglia.burocrazia-lumaca

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