Se l’Italia…

Quello che si intravede nel DPCM del 17 maggio u.s. è l’accordo al ribasso tra Governo e presidenti di Regione, che ha scaricato, in modo sconsiderato, responsabilità sui sindaci. Si apre il Paese, ma l’onere di scelte delicate ricade sui primi cittadini che, per una politica folle perseguita negli ultimi quindici anni, non hanno risorse per affrontare quanto richiesto dal provvedimento. Mancano soldi, risorse umane e, così, la sbandierata ripartenza, in taluni contesti, rimane una chimera.
Infatti, per poter aprire parchi e mercati, per esempio, occorrono controlli che sono praticamente impossibili considerata la condizioni di tanti, troppi comuni di questo Paese. Non si doveva aprire ma le pressioni sono state così potenti che, da una lunga discussione, il provvedimento partorito contiene tutte le contraddizioni di posizioni opposte e inconciliabili. Scaglionamento, distanziamento, utilizzo dei dispositivi tutto fondamentale per contenere il contagio, ma di fatto l’assenza di controlli rende tutto inutile. Forze di Polizia sfiancate da anni di abbandono, concretizzatosi con l’assenza di turn over, ora non hanno la capacità di assicurare una presenza costante sul territorio.
Comuni privi di Polizia Locale per scelte folli compiute nel corso degli anni.


Chi dovrebbe assicurare il rispetto delle prescrizioni del DPCM?
Dopo la sanità pubblica, distrutta da scelte assurde che hanno arricchito i privati, aumentando le differenze sociali, adesso il sistema sicurezza e gli enti di prossimità come i comuni palesano gli effetti di scelte tragiche compiute dalla politica nel corso degli anni.
Il Covid potrà essere una opportunità?
In teoria, se l’Italia fosse un Paese normale, si; la pandemia potrebbe diventare un’importante opportunità per cancellare gli errori compiuti in passato e azzerare il fardello di una burocrazia folle, inutile e fonte di corruzione.
Se l’Italia fosse un Paese normale.

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