L’Italia è un “circo Burofantesco”

Non ci siamo.
Ancora, nonostante gli sforzi del Governo, non si è imboccata l’unica via possibile per far ripartire il Paese.
Sono convinto che, nello stato attuale, anche investendo mille miliardi poco cambierebbe per la burocrazia inutile e famelica, che opprime ogni attività in Italia.
Non ci siamo anche perché i comuni non hanno avuto la giusta attenzione e restano oberati di incombenze e imposizioni assurde, inutili e deleterie.
Se non si comincerà a lavorare subito in questa direzione, ossia, una imponente sburocratizzazione e il rilancio dell’opera dei comuni, il Paese non uscirà facilmente da questo disastro.
Anche e soprattutto l’esperienza drammatica di questi mesi ha messo in luce la necessità di ammodernare un sistema fallimentare, fatto di decine di autorizzazioni inutili, competenze stratificate da far uscire pazzi e pochi controlli che, in realtà, dovrebbero essere l’architrave su cui poggiare un sistema moderno ed efficiente. Quanto accaduto in queste settimane, nonostante gli enormi investimenti del Governo per sostenere un Paese in estrema difficoltà, è la cartina tornasole di un modello insensato e incapace di rispondere alle esigenze della colletività.
Persino il privato si è adeguato a questo “circo burofantesco”, costringendo le persone ad attese interminabili, nonché a firmare decine di moduli per qualsiasi istanza.
Così dovremmo competere con la Germania, la Francia e le altre potenze mondiali? Mah.


E’ vero che l’Italia paga lo scotto di una politica inconsistente. Persino ora, tra chi dovrebbe assicurare certezze al Paese, ci sono soggetti capaci di minacciare, ricattare, straparlare per assicurarsi un minimo di visibilità a spese dei cittadini.
Invece, la condizione drammatica che stiamo vivendo dovrebbe smuovere coscienze e menti affinché si attivino politiche e scelte per costruire un futuro diverso da questo contorto presente.
Purtroppo, non vedo segnali in questa direzione. Anche in tempo di pandemia, l’Italia si barcamena tra firme, timbri, pareri e un richiamo sistematico alla privacy, che ormai rasenta l’insanità mentale. Va da se che, in questo ridicolo gioco del “timbro più bello” e del tanto decido io ripetuto all’infinito, la criminalità organizzata e la corruzione festeggiano i loro sempre più imponenti guadagni.
D’altronde, quale deterrente c’è nei confronti di questi fenomeni indegni?
In Italia è più pericoloso sbagliare, in buona fede, che delinquere.
Ma è una storia che va avanti da sempre nel Paese “culla del Diritto”, dove la Giustizia spesso è una chimera e, soprattutto, non è uguale per tutti.
Ora, però, a differenza del passato c’è per davvero in gioco il futuro.
La necessità di cambiare, rendendo moderno e meno presuntuoso il nostro Paese, è una esigenza improcrastinabile.
Se invece di interpretare la norma, principio difficile da comprendere per un cittadino che deve rispettare semplicemente ciò che è scritto negli articoli di legge, si cominciassero a interpretare i bisogni delle persone le cose potrebbero andare molto meglio.
Temo però, vedendo ciò che accade intorno a noi, che l’andazzo italico fin qui seguito, continuerà in modo devastante ancora a lungo.
Infine, vorrei ricordare la condizione dei comuni.
Da 15 anni afflitti da tagli di ogni genere che ne hanno compromesso gran parte delle potenzialità.
Sono gli enti di prossimità a diretto contatto con le persone, cui si è fatto riferimento, per esempio, in questi mesi per gestire un’emergenza mai vista sui singoli territori.
Sono allo stremo.
Mancanza di fondi, incombenze e obblighi assurdi quanto inutili ne compromettono la funzionalità. Anche per i comuni valgono bolli, timbri, firme che rendono tutto complicato, a volte impossibile.
È il risultato di norme scritte da burocrati che non hanno mai amministrato nulla, probabilmente, neppure il bilancio famigliare.
Gente che scrive articoli e commi vivendo sulla luna, strapagata per elaborare testi privi di logica e concretezza.
Non importa se i comuni rivolgono la loro attività alle rispettive comunità, le norme, i regolamenti sono scritti come se si trattasse di entità sulle quali scaricare inutili elucubrazioni di stravaganti professori.
Così non può andare avanti.
Serve concretezza e un controllo di legalità che non sia il killer della razionalità. Anche in questo caso occorrerebbe snellire, rivedere quell’acervo di norme sovrapposte negli anni, alcune incoerenti, rappresentato dal T.U.E.L..
Occorre rivedere le regole da seguire nella predisposizione dei bilanci, affinché non siano punitive ma vadano incontro ai principi di trasparenza e concretezza, nell’ottica di fare fronte ai bisogni delle comunità.
No, non sono ottimista.
Spero di sbagliare ma così non si va da nessuna parte.
L’Italia è un malato grave e cronico.
Non servono misure urgenti una tantum.
Occorrono urgentemente misure che possano ridefinire il suo futuro.
Meno burocrazia, norme più semplici e chiare; via gli enti inutili, più fiducia nei cittadini, maggiori controlli e pene molto severe per chi tradisce la benevolenza dello Stato.

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